L’amianto in Italia: ancora in circolazione mezzo quintale di fibra killer per ognuno di noi

Pubblicato il 30 Aprile 2010 10:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2010 10:37

In Italia ci sono circa 32 milioni di tonnellate di materiali che contengono amianto, una cifra enorme pari a mezzo quintale di amianto per ogni abitante. 8 milioni sono i metri cubi di cemento-amianto nel nostro Paese. Qui muoiono per malattie correlate all’amianto almeno 3000 persone ogni anno.

Sono queste le cifre dell’amianto italiano, caro e difficile da smaltire, una fibra killer che si nasconde ovunque dal quale siamo ormai assediati tutti, non soltanto gli operai che vi lavorano a contatto.

Lo smaltimento. I camion carichi di amianto partono dall’Italia verso Germania o Francia. “Là l’amianto lo rendono inerte e lo riciclano – spiega sulle pagine de la Repubblica Davide Savelloni, proprietario di Assa, azienda romana specializzata nella bonifica di eternit -in Italia, invece, l’eternit si interra nelle poche discariche adatte. Ma i costi sono alti.

I costi alti. Il prezzo medio per la rimozione di una lastra di eternit di 10 metri quadrati è di 300 euro. Il tariffario è un far west. Il prezzo varia a seconda del tipo di intervento, ma soprattutto del luogo, come dimostra un dossier di Legambiente. Nel Lazio liberarsi di una copertura in eternit di 10 metri quadrati costa 250 euro, più i costi fissi (da 500 a 1000 euro). La rimozione della stessa lastra di eternit costa molto meno in Sardegna, ben quattro discariche: in media 260 euro. Altri prezzi: 640 euro in Abruzzo, 300 in Piemonte, 2000 in Puglia, dove il prezzo è fisso per qualunque superficie rimossa inferiore ai 25 metri quadrati.

Il costo finale dipende anche dagli incentivi regionali. In Abruzzo per le rimozioni di coperture fino a 30 metri quadrati la Regione offre un contributo pari al 70%. In Sardegna per i privati ci sono incentivi del 40% dell’importo per un massimo di 5 mila euro. Esistono finanziamenti anche per gli enti pubblici che rimuovono l’amianto. L’Emilia Romagna concede una detrazione del 36% di Irpef se ristrutturi la casa per un massimo di 48 mila euro. Nel Lazio e in Toscana, invece, niente incentivi.

E’ ovunque. L’Eternit oggi è presente praticamente ovunque. Dalle canne fumarie, ai cassonetti per l’acqua. E’ sulle navi, sui treni, nelle fabbriche, nelle case, nelle palestre. Persino tra le scuole e gli asili. Addirittura l’amianto si trova spruzzato dietro gli intonaci di appartamenti degli anni ’60, per isolare le stanze. L’Italia, spiegano i dati del Cnr, “affonda” ancora dentro 32 milioni di tonnellate di materiale contenente amianto. Cinquecento chili per abitante. Due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit.

Le vittime. L’amianto continua intanto a mietere le sue vittime, ancora in crescita: 3 mila vittime ogni anno per malattie correlate all’esposizione. Milleduecento casi di mesotelioma, una forma letale di cancro per il quale finora non è stata trovata una cura.

La rimozione. Da qualche anno esistono i bonificatori della Bestia. Sono operai specializzati nell’incapsulamento e la rimozione di Eternit e manufatti pericolosi. Le procedure di rimozione sono lunghe e complesse. Il cittadino chiama, si fa un piano di lavoro, si mandano all’Asl dei frammenti di materiale sospettato di contenere amianto. Dopo 40 giorni inizia la rimozione. Bloccate le fibre con il collante a spruzzo, le onduline vengono caricate sui camion, imballate e portate via.

Le case bianche. In alcune zone italiane la situazione ha raggiunto da tempo livelli allarmanti. A Crescenzago, nel milanese ci sono le  “case bianche” o “case minime”. Sono 117 appartamenti monofamiliari costruiti negli anni ’50, ci abitano 300 persone. Tutto in eternit: tetti, condotte, coibentazioni. Lastre e onduline si sono sgretolate negli anni, quando c’è vento le fibre di amianto volano. Accanto alle case: un asilo, una scuola, un parco giochi.

L’amianto in Italia. Nella Lombardia dei 2,7 milioni di metri cubi di amianto sparsi in 4.228 edifici pubblici, 24 mila edifici privati e in mille siti, c’è Broni, Oltrepo pavese. Broni a 16 anni dalla chiusura della fabbrica Fibronit, 15 ettari in mezzo al paese, è pieno di eternit. Trentotto decessi per mesotelioma dal 2000 al 2006: operai, ma anche gente che abitava intorno al mostro divenuto sito di interesse nazionale. Eppure la bonifica non è ancora iniziata. Broni, Casale Monferrato, Monfalcone, La Spezia, Genova, Bari, Taranto, Bagnoli, sono le città del cancro.

I nuovi esposti: la gente comune. Ma gli esposti non sono più solo marinai, operai, ferrovieri. Le nuove vittime sono i lavoratori comuni. Coloro che non sapevano di subire ogni giorno l’esposizione “ambientale”. Coloro che non maneggiavano direttamente l’amianto ma l’amianto era lì dove andavano a lavorare. O dove vivevano.

Il picco di tumori inoltre deve ancora arrivare. E’ previsto, infatti, tra il 2015 e il 2020 poichè il periodo di latenza del mesotelioma arriva fino a 40 anni.

Risarcimenti fantasma. I risarcimenti? Ci sono 50 milioni destinati alle vittime (30 governo Prodi 2008, altri 20 governo Berlusconi 2009) ma finora non sono stati utilizzati. Manca il decreto attuativo. E in assenza del decreto, il fondo non esiste.