Amianto alla Olivetti: assolti in appello tutti i manager

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 aprile 2018 13:44 | Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2018 13:59
Amianto alla Olivetti: assolti in appello tutti i manager

Amianto alla Olivetti: assolti in appello tutti i manager

TORINO – Assolti in appello tutti gli imputati al processo per le morti da amianto alla Olivetti di Ivrea.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela qui

Tutte le notizie di Ladyblitz in questa App per Android. Scaricatela qui

Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Torino che ha ribaltato la sentenza di primo grado per tutti e 13 gli imputati. Tra questi c’erano i fratelli Carlo e Franco De Benedetti, ai quali furono inflitti 5 anni e 2 mesi e Corrado Passera, condannato a 1 anno e 11 mesi. Per i giudici “il fatto non sussiste”.

Il processo riguardava casi di dipendenti dell’azienda che si erano ammalati di mesotelioma pleurico, patologia correlata all’esposizione all’amianto, o erano deceduti per il contatto con sostanze nocive sul luogo di lavoro. La presidente Flavia Nasi ha stabilito che tutti i tredici imputati non siano responsabili per quei decessi.

Sotto accusa in particolare era finito il talco contenente tremolite di amianto che secondo la procura generale è stato usato in Olivetti fino al 1986 per il montaggio di parti meccaniche ed elettroniche. Ma la difesa ha sempre sostenuto che quel tipo di materiale nocivo è stato impiegato solo fino al 1981.

Il sostituto procuratore generale Carlo Maria Pellicano aveva chiesto sostanzialmente la conferma della sentenza di primo grado, solo in parte attenuata per la prescrizione che nel frattempo ha cancellato alcune contestazioni.

“Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza – ha commentato il pg – Ma se emergeranno dei profili per l’impugnazione, la impugneremo. E daremo battaglia”. “Per ora – ha concluso – noi e la difesa siamo sull’1-1”.

Per entrambe, accusa e difesa, sarebbe stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse. “In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto”.