Ancona, rappresentante non versa 500 mila euro di Iva: beni sequestrati

Pubblicato il 21 Aprile 2012 8:12 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2012 8:14

ANCONA, 21 APR – La Guardia di finanza di Ancona ha sequestrato beni per oltre 480 mila euro per mancato versamento dell'Iva al rappresentante legale di una societa' di capitali che opera nel settore del trattamento e rivestimento dei metalli a Castelfidardo. Il fatto, dal 2006, costituisce reato, pertanto le Fiamme gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di conti bancari e immobili per pari importo.

La misura cautelare e' stata disposta dal gip Carlo Cimini, su richiesta del pm Andrea Laurino, che ha coordinato gli accertamenti svolti dai finanzieri di Osimo, i quali hanno verificato che negli anni 2008, 2009 e 2010 la societa' ha operato illegalmente appropriandosi, con sistematicita', dell'Iva incassata dai clienti. Metodo, questo, utilizzato per autofinanziarsi con l'imposta che invece doveva essere versata all'erario. Il controllo ha inoltre permesso di appurare un altro espediente utilizzato dall'amministratore per rendere meno agevole l'immediata constatazione della violazione in sede di controllo formale delle dichiarazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria. In esse il responsabile della societa' provvedeva ad esporre versamenti periodici dell'Iva in realta' mai effettuati, spingendosi addirittura a indicare importi superiori a quanto dovuto in modo da andare a credito d'imposta a fine di ciascun esercizio. E' quindi scattata la procedura per la cosiddetta confisca per equivalente, che ha comportato il sequestro di disponibilita' finanziarie per 50.000 euro circa depositati in banche e di sette immobili, di cui uno a Castelfidardo, due a Numana e quattro a Porto Recanati.

La norma prevede che il sequestro venga effettuato non solo nei confronti del patrimonio societario, ma anche di quello personale dell'autore del reato tributario, fino a copertura dell'ammontare dell'evasione o del danno all'erario accertato; e cio' senza dover preventivamente dimostrare che i beni oggetto di sequestro sono frutto diretto dell'attivita' illecita sul piano fiscale. In caso di condanna definitiva, le disponibilita' confluiranno nel Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia Spa.