Cronaca Italia

Andora, treno pericolante: lunedì si prova l’impresa. Arriva la chiatta con gru

Andora, treno pericolante: lunedì si prova l'impresa. Arriva la chiatta con gru

Foto Ansa

GENOVA – Aspetterà che scenda il sole e cali la bonaccia poi prenderà il mare la grande chiatta sulla quale sono state caricate tre enormi gru. Destinazione Andora, in faccia a quel che resta dell’Intercity 660 ancora in bilico sulla scogliera da quando, era il 17 gennaio, una grande massa di terra è scivolata giù colpendolo in pieno e facendolo deragliare.

Il viaggio tra Genova e Capo Mimosa non sarà breve perché questo gigante con i fianchi larghi non è certamente un esempio di aerodinamicità ma è proprio quel che serve per rimettere sui binari quel locomotore e l’ultima carrozza rimasta che da soli hanno bloccato per quasi un mese l’accesso alla Francia dalla Liguria. Ce n’è voluto di tempo, ma adesso ci siamo: e una volta ad Andora la grande chiatta sarà ancorata al fondo e le gru potranno cominciare a lavorare.

La tabella di marcia, che comunque è vincolata alle condizioni del tempo e del mare, è stata stabilita: lunedì l’arrivo e le operazioni di ancoraggio, martedì mattina le operazioni di aggancio e riallocazione del treno sui binari. Bisogna fare in fretta perché se le condizioni del mare cambiassero e si alzasse l’onda, le gru non sarebbero più operative. Infatti, dicono gli esperti, “basta un’onda di 80 cm a spostare la chiatta” che invece, per motivi di sicurezza, dovrà essere assolutamente immobile.

Sarà un’operazione delicatissima: tre gru opereranno dal mare, un’altra struttura da terra. Lavoreranno una trentina di operatori perché motrice e vagone devono essere alzate e ricollocate sui binari. Ci vorrà una precisione al centimetro. Tutto dovrà essere fatto nella massima sicurezza. Per questo, già all’arrivo della chiatta la Capitaneria di porto ha interdetto con ordinanza specifica alla navigazione e a ogni altra attività in mare lo specchio d’acqua davanti alla costa con un fronte di 30 metri e una ampiezza di 500 metri.

Chiuso anche al traffico di droni e qualsiasi altro velivolo per un’altezza di 30 metri dal suolo. Il recupero dell’Intercity, in scala assolutamente minore, è stato calcolato con la stessa precisione del recupero della Concordia naufragata davanti all’Isola del Giglio il 13 gennaio 2012. E anche in questo caso, è il primo recupero del genere in Italia.

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