Andrea Agostinis, amico del Califfo: “Se fossimo come lui..”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Novembre 2015 13:00 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2015 13:00
Andrea Agostinis, amico del Califfo: "Se fossimo come lui..."

Il Califfo Al-baghdadi

ROMA – Andrea Agostinis è un amico intimo, a suo dire, del Califfo Al-Baghdadi. Agostinis, professore di aeronautica ad Udine, ha 57 anni e afferma di aver conosciuto personalmente il Califfo a Roma negli anni ’80. La sua relazione con il primo dei ricercati internazionali la rivelò a marzo a Il Tempo, ma oggi alla luce degli ultimi attentati di Parigi è tornato a parlare ai microfoni della Zanzara.

Si dice sicuro che “se tutti fossimo come Al-Bahgdadi, saremmo persone migliori”. Per la precisione “se noi credessimo nelle cose che facciamo come lui crede nella religione saremmo migliori, perché qui parliamo tanto ma facciamo poco”.

Ad inizio intervista Agostinis afferma di non vedere il Califfo da almeno 5 o 6 mesi. “Se vedeste la sua pagella scolastica – racconta – di quando aveva 18 anni, potreste osservare quanto andava bene in religione. Se noi credessimo nelle cose che facciamo come lui crede nella religione saremmo migliori, perché qui parliamo tanto ma facciamo poco”. Sugli attentati di Parigi si dice sicuro che l’ordine non sia venuto direttamente da Al-Bahgdadi. “Non ha ordinato lui le stragi in Francia – continua Agostinis – La struttura Isis è composta dal consiglio della Sharia, decidono assieme, lui è tra i più moderati del gruppo decisionale”.

Il Califfo moderato è una definizione che non avremmo mai pensato di sentire. Eppure Agostinis sostiene anche che a Raqqa, la capitale dello Stato Islamico, si viva molto bene. “Dal 7 al 20 agosto di quest’anno ero in Siria – afferma – Non posso dire se ho incontrato il Califfo. Non sono mai stato interrogato dalla polizia italiana per i miei spostamenti, ma io non posso andare dove voglio? Se lei va a Raqqa è come andare a Livorno. C’è si la polizia religiosa che gira, ma ci sono anche tanti europei, gente che va via anche. Da quello che si sente sembra che si vada in un cimitero, e non è così, è una città. Ho girato tranquillamente. Se andate fuori Raqqua ci sono alberghi interi con piscine, camerieri in cravatta”.

Ma l’Italia, gli chiedono gli intervistatori, è in pericolo? “Abbiamo discusso del fatto che la situazione è molto grave, non per l’Italia che non rischia niente, perché non ha fatto nulla se non operazioni di intelligence e supporto ad altri stati. È inutile quindi, secondo me, che il nostro paese predisponga servizi di tutela, non c’è nessun rischio. Chi vuole fare la guerra all’islam, come la Francia e la Russia, si arrangi. Vanno avanti a 250 morti al colpo e questo è il risultato. L’Isis vuole che in Siria ed Iraq venga applicato integralmente il Corano, non gradisce che altri stati come Francia o Russia decidano la loro religione. La loro rivendicazione è stata molto chiara: voi venite a uccidere donne e bambini in Iraq e noi facciamo lo stesso nei vostri paesi. Che senso ha esportare la nostra civiltà e la nostra democrazia nei paesi arabi? Io sono per la pace. Non giustifico la cosa, ma è una ritorsione prevedibile”.