Andrea La Rosa, l’ex calciatore ucciso nel 2017 era ancora vivo quando fu gettato nell’acido

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2018 14:52 | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2018 9:17
Andrea La Rosa, l'ex calciatore ucciso nel 2017 quando fu abbandonato nel bidone era ancora vivo

Andrea La Rosa, l’ex calciatore ucciso nel 2017 quando fu abbandonato nel bidone era ancora vivo

MILANO – Emergono nuovi dettagli sulle indagini a carico di Raffaele Rullo, in carcere con l’accusa di aver ucciso, insieme alla madre, l’ex calciatore Andrea La Rosa. Rullo [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play], secondo quanto scrive l’Ansa, è anche accusato di aver tentato di uccidere la moglie simulando il suo suicidio dopo averla drogata (con la complicità della madre) per intascare la polizza sulla vita da 150 mila euro che aveva fatto sottoscrivere alla consorte. I nuovi dettagli sono contenuti in una nota di riepilogo delle indagini.

Andrea La Rosa, l’ex calciatore di 35 anni ucciso nella notte tra il 14 e il 15 novembre 2017 a Milano, è morto per “l’azione combinata dell’inalazione dei fumi dell’acido e del confinamento all’interno del bidone” dove era stato infilato il corpo per essere sciolto.

Si legge nella nota di riepilogo delle indagini condotte dai carabinieri della Squadra Omicidi del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano, che oggi hanno notificato l’avviso ai due arrestati Raffaele Rullo e a sua madre Antonietta Biancaniello, in carcere con l’accusa di averlo ucciso per un debito nei confronti di La Rosa di oltre 30mila euro.

Dalla perizia sul corpo è dunque emerso che l’ex calciatore del Brugherio non è morto per le ferite inferte nella cantina in via Cogne dove ha incontrato i suoi assassini, ma soffocato dai fumi dell’acido che avrebbe dovuto far sparire il suo cadavere.

Nella nota di riepilogo delle indagini si legge anche che Rullo, secondo le accuse, avrebbe tentato di uccidere la moglie simulando il suo suicidio dopo averla drogata (con la complicità della madre) per intascare la polizza sulla vita da 150 mila euro che aveva fatto sottoscrivere alla consorte.

Ai militari Rullo ha raccontato che il 5 ottobre 2017 ha tentato il suicidio tagliandosi le vene dopo aver assunto benzodiazepine ma ha spiegato di non ricordare l’esatta dinamica e di conoscere i dettagli solo grazie al racconto del marito e della suocera. Secondo quanto ricostruito, la polizza sulla vita (che copriva il suicidio) è stata stipulata in estate, il 4 ottobre la coppia ha avuto un violento litigio e il giorno successivo Rullo avrebbe messo in atto il suo piano che però è fallito. Rullo, scrive Il Giorno, avrebbe letto le condizioni generali della polizza assicurandosi di poter intascare i soldi subito dopo la morte della moglie e quando, secondo l’accusa, si è imbattuto nella parola “autoptico” (relativa alla necessità di autopsia in caso di morte violenta) ha cercato su Internet il significato.