Angela Faraco, finalmente l’ascensore: disabile prigioniera in casa per 24 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 luglio 2015 11:38 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2015 11:38
Angela Faraco, finalmente l'ascensore: disabile prigioniera in casa per 24 anni

Angela Faraco, finalmente l’ascensore: disabile prigioniera in casa per 24 anni

NAPOLI – Angela Faraco, la ragazza prigioniera delle case celesti a Secondigliano, è finalmente libera. Dopo 24 anni, il Comune di Napoli ha realizzato l’ascensore, indispensabile per lei che è costretta su una sedia a rotelle dopo una complicazione avvenuta durante il parto. Fino a un paio di anni fa poteva contare sulle prestanti braccia degli spacciatori della camorra che in quella piazza avevano  stabilito il loro mercato più florido. Poi, quando gli spacciatori furono arrestati, per Angela significò rimanere chiusa in casa di nuovo, potendo contare solo sull’anziana madre. Un giorno tentando di trascinare sua figlia in carrozzina su quelle rampe di scale strette e ripide non ce l’ha fatta e Angela è precipitata, spaccandosi i denti.

Da quel momento è cominciata la battaglia di Angela, grazie anche alle denunce di Amalia De Simone sul Corriere della Sera: “Io credo nello Stato e lo Stato mi deve aiutare – disse agguerrita – Non posso pensare di dover rimpiangere gli spacciatori. Non è giusto”.

Tra pochi giorni ci sarà il collaudo dell’ascensore e Angela riconquisterà la sua indipendenza. Ancora una volta è il Corriere della Sera a riportare il lieto epilogo:

“Quarantamila euro che valgono la libertà di una persona. «Non è giusto che dovessi chiedere aiuto all’antistato per vivere la mia vita. Per questo ho chiesto che fosse lo Stato a riscattarmi. Quello che ha fatto il Comune di Napoli mettendo l’ascensore in questo posto è un segnale forte. Ora deve pensare a tutti gli altri perché il mio non resti un caso isolato. C’è tanta gente che soffre, invalida o anziana. Anche le donne incinte faticano a fare le scale. Ci sono tanti piccoli disagi oltre alla mancanza degli ascensori: per esempio la strada per accedere al rione è piena di buche. C’è bisogno che la gente senta che lo Stato c’è e che è vicino a tutti, come lo è stato con me». Questa voglia di rivendicare la propria indipendenza anche dai clan, è un atto di coraggio enorme in un posto in cui l’antistato governa, assiste, si impone, affascina, intimidisce e ricatta”.

 

Amalia De Simone ripercorre poi le difficoltà affrontate:

Difficoltà che l’assessore al patrimonio, Sandro Fucito aveva sottolineato fin dal primo momento: «Innanzitutto non c’erano fondi, tanto che in un primo momento pensavamo di poter contare sull’aiuto di una fondazione che invece poi si è tirata indietro. Ci ho messo due anni per venire a capo della situazione, trovare il modo di finanziare l’opera tenendo da parte il fatto che quegli appartamenti erano stati tutti occupati dopo il terremoto, ragion per cui alcuni lavori non erano stati completati, come proprio gli ascensori. Uno degli ostacoli principali era che non esisteva un capitolo amministrativo per l’abbattimento di barriere architettoniche. Nel frattempo venivo additato come quello che si era lavato le mani della vicenda. Invece io voglio andare avanti. In questi giorni è morto Ivan Grimaldi, un ragazzo disabile che viveva da occupante nelle Vele di Scampia ed è tornato di moda parlare di alloggi e disabilità. Pochi sanno che abbiamo messo a disposizione case nuove anche per gli occupanti senza titolo che abbiano delle disabilità. La strada è difficile ma non per questo non bisogna provarci».