Angela Tibullo: criminologa caso Fortuna arrestata, accusata essere consulente dei clan

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 agosto 2018 14:17 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2018 14:19
Angela Tibullo: criminologa caso Fortuna arrestata, accusata essere consulente dei clan

Angela Tibullo: criminologa caso Fortuna arrestata, accusata essere consulente dei clan

ROMA – La criminologa del caso Fortuna Loffredo, Angela Tibullo, 36 anni, è stata arrestata con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, corruzione in atti giudiziari e intralcio alla giustizia. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] La criminologa, in particolare, grazie alla sua professione, riferiscono i carabinieri, “è risultata determinante nelle dinamiche associative e nel perseguimento degli interessi illeciti di alcune cosche di ‘ndrangheta“.

Secondo le indagini dei carabinieri, “la Tibullo, che nelle intercettazioni confida la sua aspirazione al ruolo di ‘regina della penitenziaria’ – riferisce ancora l’Arma (http://www.ansa.it/calabria/notizie/2018/08/02/-ndrangheta-arrestata-criminologa-favori-a-cosche-_c8d29765-942e-4291-806a-cf01ac25f532.html) – per soddisfare tali ambizioni, palesemente illecite, ha creato un vero e proprio ‘sistema criminale’ aggregando professionisti, medici o funzionari compiacenti, funzionali ad agevolare il conseguimento degli ingiusti vantaggi per i propri assistiti, o minacciando di escludere da successivi ‘affari’ quelli che dimostravano di non rispettare le sue indicazioni”.

“Dagli approfondimenti svolti dai militari dall’Arma di Gioia Tauro – riferiscono i carabinieri in una nota – è emerso chiaramente il ruolo rivestito dalla criminologa Tibullo, che, nella piena consapevolezza dell’illiceità del suo agire, si è prodigata in favore degli affiliati detenuti per far ottenere loro la scarcerazione per incompatibilità con il regime carcerario, redigendo false consulenze e corrompendo i periti d’ufficio nominati dall’autorità giudiziaria per valutarne lo stato di salute o i medici impiegati all’interno delle strutture di reclusione”.

“Inoltre – afferma ancora l’Arma – sono stati documentati numerosi episodi che confermano la consapevole agevolazione delle condotte criminali dei propri assistiti, avendo veicolato all’esterno delle carceri i messaggi dei detenuti e avendo fornito ogni altra forma di ausilio agli associati, tanto da essersi prodigata anche per reperire le abitazioni dove far trascorrere le misure detentive alternative al carcere o quant’altro necessario all’ottenimento delle autorizzazioni da parte dell’autorità giudiziaria ai soggetti apicali dei sodalizi richiamati che lamentavano delle incompatibilità putative con il regime carcerario”.