L’Angelo Mai da tutti conteso è ancora abbandonato. Il Viscontino intanto aspetta la sua scuola

Pubblicato il 25 Agosto 2010 16:12 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2010 16:12

Se lo litigano tutti, ma nessuno se ne occupa. L’Angelo Mai di Roma è una scuola fantasma su un edificio fatiscente, le promesse di ristrutturazione e apertura sono rimaste tali da circa 20 anni. Lo Stato ne reclamava la proprietà ai Fratelli delle scuole cristiane, seguaci di La Salle. Il Comune di Roma guidato dall’allora sindaco Veltroni lo voleva. I senzatetto lo hanno riempito per anni facendolo proprio come i giovani dei centri sociali, che lo hanno occupato per due anni. Alla lista si aggiungono anche attori e cantanti che volevano farne una scuola d’arte, gli anziani che ci volevano invecchiare fino ai cicloamatori. A spuntarla i genitori degli alunni del Viscontino, la scuola media del territorio, che voleva farne la sede ufficiale, visto che le tre succursali in cui è divisa sono messe maluccio.

Il risultato è questo: i 4 milioni di euro di fondi per ristrutturarla sono finiti già due volte e la scuola è sempre lì, sempre più vecchia e sempre più abbandonata a se stessa. Il cantiere è aperto ma non operativo, il “fine lavori” slitta di due anni in due anni. Da novembre 2010 si è passati alla probabile consegna nel 2012. Cambiano le leggi e i costi salgono allora il progetto è tutto di nuovo da rifare. Allora ecco che il Viscontino non può trasferirsi. Ma in fondo l’Angelo Mai non è di nessuno.

Una struttura bellissima a due passi dalla residenza del presidente della Repubblica Napolitano. Un edificio storico nel Rione Monti dove la targa, intitolata al porporato Angelo Mai, è sbiadita e si legge a fatica. Dentro ci sono 76 stanze, giardini, ballatoi, passaggi segreti, cantine e persino una chiesa sconsacrata. Ma questo patrimonio monumentale dell’ex Suburra romana dopo anni di battibecchi e litigi sulla proprietà è cambiato, ma in peggio. Anziché curarsene chi ne ha le possibilità e l’obbligo lo ha lasciato invecchiare. Adesso forse spera che muoia.