Angelo Stazzi: uccise due pazienti con l’insulina, ergastolo all’infermiere killer

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Giugno 2015 13:29 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2015 13:29
Angelo Stazzi (foto Ansa)

Angelo Stazzi (foto Ansa)

ROMA – “Ergastolo confermato anche in appello – scrive Adelaide Pierucci del Messaggero – per Angelo Stazzi, l’infermiere ribattezzato l’Angelo della morte. La Corte di Appello ha stabilito che per l’infermiere killer, pronto a uccidere i pazienti con overdose di insulina, sono state raggiunte le prove solo per l’omicidio di Caterina Candidi, 85 anni, e di Evaristo Massardi, 86 anni, e non di tutte e sette i delitti contestati”.

L’articolo di Adelaide Pierucci: “Ma non per le altre morti sospette registrate in nove mesi nella casa di cura Villa Alex di Sant’Angelo Romano, alle porte di Roma, dove l’infermiere in pensione lavorava part time. La III Corte di Assise, invece, che pur lo aveva condannato all’ergastolo, lo aveva ritenuto colpevole di cinque dei sette decessi avvenuti nel 2009, e obbligato insieme alla clinica a risarcire le parti civili, i parenti dei pensionati assassinati, pazienti tra i 75 e i 90 anni. Difficile che l’infermiere, che era arrivato a testare l’insulina sul suo gatto, torni in libertà. Angelo Stazzi, in precedenza in servizio al Gemelli, sta scontando in carcere altri 24 anni di carcere (divenuti definitivi in Cassazione) per l’omicidio di una collega, Maria Teresa dell’Unto, 58 anni. La donna era stata uccisa nel 2001 con un colpo alla tempia e subito sepolta sotto al pollaio di lui, a Montelibretti, dove i resti della donna sono stati ritrovati nove anni più tardi. E’ indagando sull’omicidio Dell’Unto che la squadra Cold Case della Questura di Roma si era imbattuta in telefonate sospette che hanno aperto lo scenario delle morti seriali nell’ospizio. «Da quando c’è questo infermiere troppi decessi sospetti, dobbiamo liberarcene senza scandali» sussurravano in clinica. «Uccideva per il gusto di farlo» hanno commentato gli avvocati di parte civile Pietro Nicotera e Francesca Roccadoro.”