Aniello Bruno muore a 32 anni risucchiato e stritolato dal macchinario del pastificio

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 luglio 2018 9:33 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2018 9:33
Aniello Bruno muore a 32 anni risucchiato e stritolato dal macchinario del pastificio

Aniello Bruno muore a 32 anni risucchiato e stritolato dal macchinario del pastificio

SAN FELICE A CANCELLO (CASERTA) – Ancora una morte sul lavoro. Una morte terribile, se c’è una scala di orrore nella morte. Aniello Bruno, operaio di San Felice a Cancello (Caserta), [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] è morto a 32 anni dopo essere stato stritolato e quasi inghiottito dal macchinario per imballaggi dove prestava servizio al Pastificio Ferrara di Polvica di Nola, in provincia di Napoli.

Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato di Nola ed è stata aperta un’indagine. Le porte del pastificio resteranno chiuse tutto il fine settimana. Gli agenti hanno sequestrato l’area dei macchinari per imballaggi e passato al setaccio l’intera struttura industriale. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo.

Secondo quanto scrive il quotidiano Il Mattino, qualche giorno prima della tragedia alcuni addetti agli imballaggi avrebbero segnalato al capo del settore un problema legato proprio a quel macchinario. C’è però anche chi sostiene che lo Bruno si fosse esposto troppo verso il bocchettone dell’ingranaggio, che lo ha poi risucchiato senza dargli scampo.

Sul caso interviene il segretario generale della Cisl di Caserta, Giovanni Letizia: “Ancora una volta un lavoratore perde la vita sul posto di lavoro. Si allunga così la lista tragica dei morti sul lavoro nella nostra provincia mentre continua quella degli incidenti sul posto di lavoro e quelli cosiddetti ‘in itinere’ che colpiscono i lavoratori mentre si recano al lavoro. Questa tragica sequenza deve finire. É indegno che in un Paese civile, in un grande Paese industriale, ci debbano essere persone che non possano tornare a casa per il solo fatto di andare a lavorare”.