Anis Amri, complici e appoggi in Italia: la rete-jihad della Brianza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 dicembre 2016 8:49 | Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2016 8:49
Anis Amri, complici e appoggi in Italia: la rete-jihad della Brianza

Anis Amri, complici e appoggi in Italia: la rete-jihad della Brianza

MILANO – L’uccisione di Anis Amri in Italia lascia aperta una questione non da poco, quella della presenza di terroristi sul suolo italiano. La domanda infatti è questa: cosa ci faceva alle tre del mattino in piazza Primo Maggio a Sesto San Giovanni il terrorista più ricercato d’Europa? La risposta più probabile secondo gli inquirenti, è che il tunisino Anis Amri, si trovasse in quella piazza semplicemente in attesa della ripartenza all’alba degli autobus per raggiungere chissà quale luogo dove sparire per un po’. Da lì partono infatti pullman per la Spagna, la Polonia, l’Albania e il Sud Italia. La Calabria, in particolare, regione dalla quale, dice ai poliziotti che lo fermano, di provenire.

Ma qualcosa non torna e gli inquirenti non escludono che il giovane si trovasse a Sesto San Giovanni per aspettare qualcuno. Avesse cioè un appuntamento con chi avrebbe dovuto offrirgli ospitalità per la sua latitanza. Forse non un complice, più probabilmente un conoscente. Di certo, come ricorda Paolo Colonnello su La Stampa, la Brianza non è un luogo privo di possibilità per Anis. Anzi, se si mettono insieme i fatti di terrorismo degli ultimi anni, si scopre che la zona che si estende tra Monza e Lecco, rappresenta un’area di grande attività per l’estremismo islamico che ha già visto espulsioni di due tunisini e un marocchino, oltre all’arresto, pochi mesi fa, del campione di pugilato svizzero Abderrahim Moutaharrik, italiano di origini marocchine. Per Anis, insomma, muoversi sul nostro territorio non era difficile: aveva imparato bene la lingua, conosceva le nostre abitudini. Ed è questo il problema, il nodo da sciogliere per gli investigatori.

Amri però, sono convinti per ora gli investigatori, è un solitario in fuga, un cane sciolto, senza veri amici, fidanzate o famigliari, non può contare su nessun appoggio. Ha un cellulare, ma non è utilizzabile, che ora è al vaglio degli inquirenti. Non può dunque chiamare nessuno ma nemmeno essere intercettato. Indossa due paia di pantaloni, uno sopra l’altro, ha dormito per strada in Francia, a Lione, e nello zainetto conserva i biglietti del treno preso a Chambéry e una sim card olandese, ma inattiva.