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Anis Amri, polemica sulla rivelazione dei nomi degli agenti: “Rischio ritorsioni”

Anis Amri, polemica sulla rivelazione dei nomi degli agenti: "Rischio ritorsioni"

Anis Amri, polemica sulla rivelazione dei nomi degli agenti: “Rischio ritorsioni” (nella foto Ansa, Christian Movio e Luca Scatà)

MILANO – Polemica sulla rivelazione dei nomi dei due poliziotti che hanno ucciso Anis Amri, l’attentatore tunisino responsabile della strage con il tir al mercatino di Natale di Berlino di lunedì 19 dicembre. Mentre il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell’Interno, Marco Minniti, hanno pubblicamente lodato con nome e cognome i due agenti, il questore di Milano, Antonio De Iesu, in conferenza stampa ai giornalisti che non avrebbe dato loro i nomi per tutelarne l’incolumità.

Lo stesso capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha chiesto “massima attenzione” perché “non si possono escludere azioni ritorsive nei confronti dei poliziotti e di tutto il personale delle forze dell’ordine, spiega Giovanni Gagliardi su Repubblica. 

A rendere noti i nomi dei due agenti, Christian Movio e Luca Scatà, sono stati il ministro Minniti e la stessa polizia, ma la decisione ha provocato non poche polemiche sui social network, dove diversi utenti hanno ironizzato con frasi come ” “Ma l’indirizzo il codice fiscale e lo stato di famiglia dei due non lo pubblicate?” o “Isis ringrazia @PaoloGentiloni per aver divulgato nome e cognome degli agenti. Cortesemente se può favorire l’indirizzo preciso… grazie”.

Ma non è questa l’unica polemica mediatica scoppiata sui due poliziotti. Perché subito dopo che sono stati resi pubblici i loro nomi molti utenti hanno curiosato sui loro profili Facebook, trovando immagini e post che mostravano immagini di braccia tese nel saluto nazista, Hitler e Mussolini, oltre ad annunci funebri sul 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo.

Poco dopo i due profili sono stati oscurati.  “Abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, ha spiegato il questore di Milano Iesu, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione”. Ma le immagini, salvate da qualcuno, continuano a circolare sul web.

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