Antonella Pavin, la “Sergente” di Hitler: “Nei lager solo piscine, non c’erano camere a gas”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Novembre 2019 11:39 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2019 11:39
Antonella Pavin, la "Sergente" di Hitler: "Nei lager solo piscine, non c'erano camere a gas"

Le bandiere del fantomatico Partito Nazionalsocialista Italiano dei lavoratori trovate in casa della donna

PADOVA – “Non credo all’Olocausto. Non esistevano le camere a gas ad Auschwitz. E nei campi di concentramento non si stava così male: c’erano perfino le piscine”. Ne è convinta Antonella Pavin, la mamma di 48 anni di Curtarolo (Padova) e considerata tra i registi del fantomatico Partito Nazionalsocialista Italiano dei lavori, scoperto dalla Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta. 

Una insospettabile impiegata d’azienda, moglie e madre, che dietro a un armadio custodiva tutti i segreti della sua doppia vita votata alla memoria del Fuhrer. Ben accatastati erano conservati volantini, striscioni, materiale vario inneggiante a Hitler, bandiere con svastiche e frasi antisemite scritte a penna nei confronti del deputato Pd Emanuele Fiano. Un’attività, secondo gli investigatori dell’inchiesta “Ombre nere”, di cui il resto della famiglia sarebbe stata all’oscuro.

Intervistata dal Corriere, la donna però sostiene che siano accuse infondate. “Sono una fan di Adolf Hitler – dice – che c’è di male? Avevo del materiale ma mica andavo a sventolare la svastica in pubblico. Sono affari miei ciò che penso in ambito politico”. Sul web si faceva chiamare “Sergente maggiore di Hitler” mentre dialogava con i componenti del gruppo xenofobo sul programma di azione e sull’addestramento da seguire. Colloqui tenuti anche attraverso VContact, il Facebook russo utilizzato presumibilmente per evitare di essere tracciata dalla polizia europea e italiana.

Oltre ad avere una posizione di vertice nell’organizzazione, secondo l’accusa, la padovana avrebbe seguito di persona gli eventi d’interesse del movimento. Ha partecipato ad un raduno internazionale, la Conferenza nazionalista di Lisbona, in cui si sono riuniti altri esponenti europei legati a movimenti xenofobi e razzisti. L’obiettivo era quello di creare un’alleanza transnazionale tra i movimenti d’ispirazione nazionalsocialista di Portogallo, Italia Francia e Spagna.

Quando era in Italia, la donna aveva il compito di reclutare e diffondere le ideologie del movimento. Gli investigatori hanno scoperto la sua partecipazione a manifestazioni ed eventi di Forza Nuova in varie località della regione. A finire nelle maglie delle indagini sono stati, oltre a lei, altri tre veneti: una coppia di Vicenza, originaria della Sicilia, e una donna di Caldiero (Verona), militante di Forza Nuova.

Nella sua abitazione è stato recuperato il documento programmatico del gruppo, oltre a scritti, materiale informatico, cimeli riferiti al nazionalsocialismo, bandiere con la croce uncinata e decine di libri legati al periodo nazista. “Sono stata tirata in ballo da altri indagati – afferma lei – che, in questo modo, cercano di scaricare le loro colpe. Ad esempio dicono che io sarei stata la presidente del Partito nazionalsocialista italiano. Li sfido a trovare la mia firma in calce a un documento”.

Eppure in casa sua c’erano le bandiere, che lei stessa ammette di aver ordinato online. “Le ho pagate 10 euro”. E di quel partito faceva effettivamente parte. “È nato a fine 2016 – spiega – e ci sono entrata a febbraio 2017, rimanendoci fino all’anno successivo. Ma mica era un partito vero: era una cosa senza alcuna forza politica, nata su internet. Alla fine ci siamo ritrovati in cinque e non aveva alcun senso continuare… Ma dietro c’erano altre persone, che non conosco ma che tenevano le fila di tutto. Sono loro ad avermi inguaiato”.

Fonte: Corriere