Antonello Nicosia, (Radicale e attivista diritti carcerari) arrestato. Accusa: “Faceva uscire messaggi dei mafiosi in carcere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2019 9:02 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2019 9:02
Antonello Nicosia arrestato per mafia: messaggi dei boss fuori dal carcere

Foto archivio ANSA

ROMA – L’accusa è la seguente: faceva uscire dal carcere i messaggi dei boss della mafia. Antonello Nicosia, esponente dei Radicali italiani e collaboratore della deputata Pina Occhionero (che non è indagata), è stato arrestato. Secondo le accuse dei pm di Palermo Nicosia partecipava alle ispezioni in carcere della parlamentare di Italia Viva per veicolare i messaggi dei detenuti ritenuti boss vicini alla famiglia Messina Denaro. Nicosia, 48 anni e originario di Sciacca, è stato arrestato e secondo una intercettazione riportata da agenzie di stampa e giornali avrebbe insultato anche il giudice Giovanni Falcone: “E’ stato un incidente sul lavoro”, riferendosi alla strage di Capaci.

Antonello Nicosia, inoltre, spendendo titoli docenza anche internazionali (si vantava di essere professore di storia della mafia presso l’università statunitense di Santa Barbara, in California), nonché quale appartenente al Comitato Nazionale dei Radicali Italiani e direttore della Onlus Osservatorio Internazionale dei Diritti dell’uomo, ha operato nell’ambito assistenziale del settore carcerario, accedendo all’interno di alcuni istituti di detenzione e intrattenendo rapporti con operatori penitenziari.

Non solo. Nella prima puntata del suo programma televisivo e via web “Mezz’ora d’aria”, intitolata “Misure di Sicurezza – il caso Tolmezzo” e trasmessa da una emittente locale, ha intervistato un avvocato con cui si soffermava a disquisire in ordine ad un’asserita anticostituzionalità della procedura di applicazione delle misure di sicurezza (fenomeno dei cosiddetti ergastoli bianchi) con particolare riguardo agli internati sottoposti al 41 bis della Casa Circondariale di Tolmezzo.

Non solo. In virtù del suo incarico di assistente parlamentare, ha partecipato ad alcune ispezioni carcerarie parlamentari e ha sicuramente fatto accesso all’interno delle carceri di Sciacca, Agrigento, Trapani e Tolmezzo, “senza la preventiva autorizzazione del Dap”.

Secondo i pubblici ministeri Nicosia avrebbe veicolato all’esterno messaggi provenienti da mafiosi detenuti nei penitenziari sparsi in tutta Italia. Accessi quest’ultimi che avvenivano grazie al suo ruolo di direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, onlus che si occupa della difesa dei diritti dei detenuti, nonché di assistente parlamentare.

La mattina del 4 novembre la Procura di Palermo ha fatto scattare il fermo per 4 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento, tra cui Accursio Dimino.

Nicosia era entrato in carceri di alta sicurezza, come quello di Tolmezzo, seguendo la Occhionero. La deputata non è al momento indagata, ma sarà sentita dai pm di Palermo come testimone. Sostenendo di essere collaboratore della donna, i magistrati hanno delegato accertamenti alla Camera per verificare se fosse vero, dato che Nicosia poteva avere incontri con detenuti, anche quelli considerati pericolosi.

L’Ansa riporta che nelle conversazioni intercettate, l’esponente Radicale sottolineava il vantaggio di entrare negli istituti di pena insieme alla deputata in quanto questo genere di visite non erano soggette a permessi.

Oltre all’intercettazione su Falcone, l’Ansa ne riporta un’altra in cui il radicale avrebbe definito il boss Matteo Messina Denaro “il nostro Primo ministro”. (Fonte ANSA, Agi)