Antonio Cianci “essere ignobile”: si sfoga la figlia del carabiniere ucciso nel 1979

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 10 Novembre 2019 17:16 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2019 17:43
Antonio Cianci "essere ignobile": si sfoga Daniela Lia, figlia del carabiniere ucciso nel 1979

Una immagine del carcere in cui era detenuto Antonio Cianci (foto Ansa)

ROMA – Indignata, schifata, e non potrebbe essere altrimenti per quanto accaduto oggi a Milano. Aveva 6 anni Daniela Lia quando nel 1979 suo padre, l’appuntato Pietro Lia, venne “massacrato senza pietà” a 51 anni, assieme ad altri due carabinieri, mentre stava facendo il suo lavoro, un servizio di controllo su una strada statale vicino Melzo, nel Milanese. Antonio Cianci gli sparò addosso 5 colpi, “ma mio padre si rialzò cinque volte, lottò finché poté contro di lui, alla fine aveva le unghie rotte”. Non è bastato un ergastolo per “quell’essere ignobile”, dice ora all’Ansa la donna, ma gli è stato “permesso” di creare “altro dolore” in un’altra famiglia, “di calpestare e oltraggiare ancora la memoria del mio papà e dei suoi colleghi Michele Campagnuolo e Federico Tempini“.

Ieri, infatti, l’ergastolano Cianci, ormai 60 anni e che già a 15 anni aveva ucciso un metronotte, ha tentato di uccidere un anziano per rapina, usufruendo di un permesso premio: una vicenda sulla quale il ministro della Giustizia Bonafede ha già disposto accertamenti preliminari. “Quando ieri molto delicatamente due carabinieri mi hanno dato conto di questa notizia – racconta Daniela Lia – sono rimasta sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un’altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l’altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi”.

Chiarisce subito di avere “molto rispetto per lo Stato”, di essere “molto grata all’Arma per tutto l’affetto che ha dimostrato per la nostra famiglia in questi anni”. Aggiunge, però, facendo riferimento al permesso premio concesso dai giudici, che “non si doveva permettere a quest’essere di andare ancora in giro a creare dolore”. E racconta ancora che sua madre “non si riprese mai dalla morte di mio padre, fu lacerata per sempre dal dolore, ebbe un ictus e morì tre anni fa”.

La notte scorsa, spiega Lia, “l’ho passata senza dormire e il dolore si è risvegliato ancora stamattina”. Proprio domenica scorsa, poi, “c’era stata una cerimonia a Melzo” con carabinieri e cittadini ad onorare quei tre militari morti in servizio nel ’79, ai quali è stato “dedicato anche un cippo di marmo in un parco”. Poi, la notizia che a quell’uomo “senza scrupoli, né pietà, che uccideva per uccidere non per rapina”, è stato permesso di tornare a colpire. Quel Cianci che cercò di negare anche la strage, senza mai un gesto, una lettera ai familiari delle vittime.

Tra l’altro, racconta ancora, tre anni fa, un mese dopo la morte della madre, Daniela Lia fu costretta a subire anche un furto in casa nel corso del quale i ladri “portarono via anche tutte le medaglie e i ricordi di mio padre, persino il suo orologio ancora sporco di sangue che mia mamma custodiva come un reliquia”. Lanciò anche un appello via Facebook per cercare di ritrovare quegli oggetti, mentre delle sue amiche, non molto tempo fa, per onorare la memoria dell’appuntato Lia hanno messo anche un video on line. “Tanti gesti di affetto e di rispetto ho ricevuto – conclude – gesti che mi aiutano ad andare avanti”. (Fonte Ansa).