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Mancini: “De Pedis guidò la macchina che rapì Orlandi”. Ma lui era in carcere…

Pubblicato il 15 Maggio 2012 12:41 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 12:41

JESI (ANCONA) – Sul caso Emanuela Orlandi Rita Di Giovacchino e Malcom Pagani del ‘Fatto Quotidiano’ hanno intervistato Antonio Mancini, “pentito” della banda della Magliana conosciuto con il nome di “accattone”, che dice: “De Pedis? Oggi sarebbe in Parlamento” e sentenzia: “Dallo Ior a Mokblel, ecco perché la banda è viva”. Non è uno scoop a dire il vero, lo stesso Mancini lo aveva detto alla Stampa il 24 luglio 2011.

Ma una cosa nuova nella lunga intervista al ‘Fatto’ Mancini la dice. Un dettaglio che non ha nemmeno inserito nel libro scritto con Federica Sciarelli dal titolo “Con il sangue agli occhi: un boss della banda della Magliana si racconta”. La novità è proprio sul rapimento Orlandi, su cui Mancini al ‘Fatto’ dice: “De Pedis guidò la macchina che servì al sequestro della ragazza. Il rapimento fu deciso da mafiosi e testaccini – cioè la componente della banda che occupava il territorio di Testaccio, quartiere popolare di Roma – Doveva essere un segnale al Vaticano per 200 milioni di dollari che la banda aveva riciclato per lo Ior e che non aveva più rivisto dopo il crack del’Ambrosiano”.

Ma Mancini non può essere stato testimone diretto di questa vicenda, che pure è finora solo una sua supposizione. Il “pentito” della Banda della Magliana non poteva essere presente, qualora anche si prendesse per possibile la sua versione, perché venne incarcerato nel 1981 e uscì di galera solo nel 2000. Nel 1983, quindi, all’epoca del rapimento di Emanuela Orlandi Mancini non era libero e non poteva partecipare, eventualmente, a nessun tipo di rapimento.