Antonio Stano, l’autopsia: “Le vessazioni subite possono essere considerate concause del decesso”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Giugno 2019 13:40 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2019 13:40
Antonio Stano, l'autopsia: "Le vessazioni subite possono essere considerate concause del decesso" (foto Ansa)

Antonio Stano, l’autopsia: “Le vessazioni subite possono essere considerate concause del decesso” (foto Ansa)

ROMA – Le vessazioni subite da Antonio Cosimo Stano – il 66enne pensionato di Manduria (Taranto) morto il 23 aprile dopo, secondo le accuse, aver subito una lunga serie di aggressioni, rapine e angherie da parte di più gruppi di giovani – possono essere considerate concause del decesso.

La Questura di Taranto in una nota spiega che gli accertamenti disposti da Procura di Taranto e Procura per i Minorenni sulla documentazione clinica e sull’autopsia “consentono di mettere in correlazione l’esito fatale e le azioni criminose ad oggi addebitate”. Sembra destinata dunque ad aggravarsi la posizione degli indagati che ad oggi sono 23 in tutto: solo 3 maggiorenni e 20 minori (tra cui una ragazzina), ma c’è un 13enne non imputabile per la sua età.

Per l’analisi della documentazione clinica e degli esiti dell’esame autoptico sul corpo di Stano “è stato conferito incarico ad uno specialista in medicina legale”: la dottoressa Liliana Innamorato.

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Queste analisi e gli ulteriori elementi acquisiti dalla Polizia nell’indagine sulla baby gang di Manduria – “compresi contenuti audio e video, nonché le chat da cui si ricava con altrettanta evidenza la natura delle vessazioni cui veniva sottoposta la vittima” – permettono “di ritenere le condotte ad oggi addebitate agli indagati una concausa nella comparsa della patologia di cui era affetto l’uomo (ulcera duodenale), favorendone peraltro il tardivo ricovero in ambiente ospedaliero, avendo ingenerato in lui un atteggiamento di paura e chiusura di tipo negativo nei confronti dell’ambiente esterno”.

La morte di Antonio Cosimo Stano è stata determinata da uno “shock settico post-peritonite da perforazione di ulcera peptica duodenale”. L’esito della consulenza tecnica chiarisce l’esistenza – viene ribadito – di un nesso di concausa tra il quadro clinico che ha interessato il povero uomo “e le ripetute vessazioni cui il medesimo è stato sottoposto”.

La Questura precisa che le indagini proseguiranno per “determinare le responsabilità di quanti, più o meno prossimi all’ambiente familiare della vittima, hanno omesso di intervenire a sostegno di quest’ultima” e di chi ha invece agito per “favorire gli indagati nel sottrarsi alle loro penali responsabilità”.

Fonte: Ansa.