Anzio, morto il 45enne investito in via Ardeatina mentre faceva jogging

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2020 19:37 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2020 19:37
Ambulanza, Ansa

Un’ambulanza (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Fabio Tosoni, il runner 45enne investito ad Anzio, è morto dopo dieci giorni di agonia.

Tosoni era stato investito lo scorso 2 gennaio mentre stava correndo per Anzio in via Ardeatina. Il 45enne lascia la moglie e una figlia piccola.

A ricostruire la dinamica dell’incidente è FanPage:

“Stando a quanto ricostruito dagli agenti intervenuti sul posto, Tosoni è stato investito da un’automobile guidata da un ragazzo di 30 anni residente a Pomezia. Quest’ultimo è stato sottoposto ad alcol test ed è risultato positivo (aveva un tasso alcolemico superiore di 5 volte al limite consentito). Accusato di lesioni gravissime, ora dovrà rispondere del reato di omicidio stradale. La patente gli è già stata ritirata”.

Fonte: FanPage.

Incidenti stradali, nel mondo 1,2 milioni morti in un anno

Dalla Tunisia ad Haiti, passando per gli Stati Uniti e l’Italia, le stragi della strada sono un problema che accomuna Paesi di latitudini e condizioni economiche diverse. In un solo anno, ben 1,2 milioni di persone nel mondo ne sono rimaste vittime, più o meno quanti sono i residenti della Regione Friuli Venezia Giulia o di uno stato come l’Estonia. Ad esser rimaste feriti, invece, spesso in modo grave e con conseguenze permanenti, sono stati in 54 milioni.

Questi i numeri, che segnano un allarmante continuo aumento, raccolti dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme), l’istituto di ricerca dell’Università di Washington a Seattle. Dai dati, relativi al 2017 e pubblicati in un articolo apparso sulla rivista BMJ Injury Prevention, emerge che il tasso globale di infortuni stradali per tutte le età è aumentato di oltre il 15% tra il 1990-2017. Tuttavia, anche se più frequenti, sono diventati meno mortali negli ultimi 30 anni: la probabilità di essere uccisi in un incidente d’auto è diminuita ovunque, tranne che in Repubblica centrafricana, Giamaica, Somalia, Swaziland e Emirati Arabi Uniti. Una serie di fattori, “tra cui la sicurezza dei veicoli e della strada, nonché la corretta applicazione delle leggi sulla velocità, la cintura di sicurezza e l’alcool, hanno contribuito a ridurre i tassi di mortalità”, osserva Spencer James, autore senior dello studio. Tuttavia, “c’è ancora molta strada da fare perché gli infortuni stradali dovrebbero essere considerati prevenibili”.

Le persone che avevano maggiori probabilità di essere ferite in caso di collisione erano uomini di età compresa tra i 25 e i 29 anni e i tassi di incidenti, in questo gruppo, erano due volte più comuni rispetto alle donne della stessa età. Nel 2017 la Cina, per via delle sue dimensioni, è stata il paese con il più alto numero totale di morti su strada al mondo con oltre 261.000. La probabilità di morire a causa di un infortunio stradale è più alta ad Haiti, con il 15,6%, mentre i paesi in cui è meno sono l’Irlanda, la Svizzera e Singapore. Per quanto l’Italia, non c’è un giorno in cui non venga riportata una strage della strada e i casi recenti delle due ragazze investite a Roma e dei sette turisti tedeschi travolti in Alto Adige sono solo i più eclatanti. Secondo l’Istat, nel 2017 sono stati 174.933 gli incidenti gravi con 3.378 vittime, in leggero calo rispetto al 2016. Nel 2018 sono stati 172.553 e 3.334 i decessi. Le stime preliminari del primo semestre del 2019, però, pur in presenza di una ulteriore diminuzione del numero di incidenti vedono un aumento dell’1,3% delle vittime.

Fonte: Ansa.