App Immuni, e se non la scarichi? Non giri libero

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 Aprile 2020 12:41 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 12:41
App Immuni, e se non la scarichi? Non giri libero

App Immuni, e se non la scarichi? Non giri libero (foto ANSA)

ROMA – Volontaria sì, ma senza non si potrà uscire. Individuata l’applicazione che dovrà aiutare a tracciare e quindi contenere la diffusione del coronavirus, è apparso lampante come il suo utilizzo solo e solamente su base volontaria la rendesse o rischiasse di renderla, ancor prima di vedere la luce, uno strumento inutile, monco.

E allora ecco allo studio soluzioni per aggirare l’ostacolo salvaguardando la privacy, e il download volontario, che tale resterà, ma chi sarà sprovvisto di app avrà grosse limitazioni di movimento. In più, per gli anziani per anagrafe meno avvezzi alla tecnologia e più esposti al rischio, allo studio anche braccialetti al posto delle app per smartphone.

Si tratta, come ha tenuto a ribadire il ministro della Salute Roberto Speranza, di misure ancora allo studio. E la cosa non dovrebbe rassicurare visto che dopo 2 mesi o poco meno di quarantena tutti vorremmo soluzioni pronte e non allo studio.

Ma tant’è. Nulla di certo dunque, persino sull’applicazione individuata, ‘Immuni‘, il ministro ha fatto dei distinguo spiegando che è stata approvata dalla task force guidata da Domenico Arcuri semplicemente per permettere alla società che l’ha prodotta di iniziare a lavorare in maniera più spedita al suo sviluppo.

Distinguo e lavori in corso a parte è però evidente, persino auto-evidente, che l’app da scaricare solo su base volontaria è un controsenso. Per essere efficace, si stima, dovrebbe essere utilizzata almeno dal 60% degli italiani. Stima che ad occhio profano appare persino bassa ma che significa comunque più di un italiano su due.

Il tema è però delicato perché, alla salute, si mischia quello della privacy che, entro certi limiti, va doverosamente tutelata. Per conciliare le due istanze l’idea saltata fuori è allora quella di lasciare ai singoli cittadini la scelta se scaricare o meno l’applicazione, ma creare anche incentivi e disincentivi per far sì che siano in molti a scaricarla, trasformandola da obbligatoria a indispensabile o quasi.

Per fare questo l’idea è quella di renderla necessaria per uscire e per andare al lavoro. Ma come? Chiudere in casa persone che non l’hanno scaricata non sarebbe fattibile, ma trasformare l’app in una sorta di autocertificazione 2.0 che garantisca via libera ai controlli lo è. E allora ecco che sul tavolo è spuntata questa ipotesi: con l’app si circolerà e senza si perderà tempo in lunghissimi controlli. Incentivo e disincentivo.

In un Paese pieno zeppo di cellulari ma con un gap digitale generazionale, c’è però anche un altro tema: quello dei più anziani. Anziani che per primi vanno difesi e quindi controllati ma che non sempre hanno uno smartphone e, soprattutto, non sempre lo sanno usare. Per loro potrebbero arrivare dei braccialetti indossabili che assolverebbero le stesse funzioni dell’applicazione senza le complicazioni del download e della configurazione.

La proposta, ancora in fase di elaborazione, potrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni dalla commissione tecnico-scientifica, d’accordo con Domenico Arcuri, il commissario straordinario che ha firmato l’ordinanza proprio per l’app, e d’intesa anche con la task force guidata da Vittorio Colao. La decisione finale, naturalmente, spetta al governo.