Appalti, tangenti e…: è il “Sistema Lombardia”, il “Pirellone amaro”

Pubblicato il 19 Gennaio 2012 14:28 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2012 14:28

MILANO – Appalti, tangenti, ‘ndrangheta. Il Sistema Lombardia è una “piccola” Tangentopoli. Il Fatto Quotidiano, in un articolo di Gianni Barbacetto, spiega quello che ormai viene definito come “Sistema Pirellone”, con “Roberto Formigoni che si trova a esserne il garante massimo, il punto d’equilibrio, il gran cerimoniere, anche al di là del suo diretto coinvolgimento nelle singole vicende”.

Un esempio di tangenti è la mazzetta da 100 mila euro pagata il 26 settembre da un imprenditore all’ex assessore regionale Franco Nicoli Cristiani. Sono le “big bubble”, così i protagonisti di quella vicenda chiamavano le banconote da 500 euro.

Massimo Ponzoni, recordman di preferenze, due volte assessore di Formigoni, arrestato il 17 gennaio, potrebbe tenere un corso sulla mazzetta, come il preliminare immobiliare con caparra a cui non segue il rogito. Metodo usato da Ponzoni, coordinatore Pdl della Brianza, ma anche dal gruppo di Filippo Penati, ex uomo forte del Pd a Milano, ora finito nella commissione d’inchiesta sul San Raffaele.

A Milano c’era anche Piergianni Prosperini, anche lui ex assessore di Formigoni, arrestato nel dicembre 2009, che si portava a casa dei soldi, una percentuale dei budget della Regione per gli spot turistici. C’era Nicoli Cristiani che vendeva – secondo i magistrati – i permessi per le cave e la possibilità di buttare sotto i manti stradali lombardi montagne di rifiuti pericolosi. E c’era l’ineffabile Ponzoni che – sempre secondo le ipotesi d’accusa – trafficava in permessi urbanistici , piani regolatori, licenze commerciali, appalti per le pulizie negli ospedali.

Scrive gianni Barbacetto: Ogni volta che un suo uomo viene colto con le mani nel sacco, Formigoni, a dispetto dei colori sgargianti delle sue camicie, fa la faccia scura e dichiara di non avere responsabilità alcuna nelle ruberie di Prosperini, nelle buste gonfie di Nicoli Cristiani, nei maneggi di Ponzoni. Delle responsabilità penali si occuperanno i giudici, ma di quelle politiche dovrebbe farsi carico lui stesso. Ha scelto lui come assessore al Turismo il Prosperini che in tv faceva il telepredicatore contro gli immigrati. Ha scelto lui come assessore all’Ambiente e poi al Commercio il Nicoli Cristiani che si dava da fare per fargli incontrare gli imprenditori da cui riceveva mazzette. Ha scelto lui come assessore all’Ambiente e poi al Commercio il Ponzoni che, almeno secondo il fido ragionier Sergio Pennati, gli faceva regali e gli pagava “noleggi di barche e vacanze esotiche”.

E non sono solo scelte storte, uomini sbagliati. È un sistema consolidato, inossidabile, immodificabile. Formigoni deve il suo potere e le sue rielezioni plurime alla boriosa macchina da guerra che produce voti anche grazie ai maneggi dei Prosperini, dei Nicoli Cristiani, dei Ponzoni. “Voti comprati”, scrive nella sua struggente e furba lettera-testamento (“Nel caso mi capitasse qualcosa…”) il ragionier Pennati. Gli investigatori trovano i riscontri nei versamenti del faccendiere Filippo Duzioni: c’è “un importante e continuativo finanziamento di Duzioni sia per il coordinamento provinciale di Monza e Brianza del Pdl, all’epoca retto da Ponzoni per la relativa campagna elettorale per 295 mila euro, sia per la campagna di Ponzoni alle regionali lombarde del 2010 per non meno di 50 mila euro”.