Apple, chiusa inchiesta per presunta evasione fiscale da 879 milioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2015 15:22 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 15:22
Apple, chiusa inchiesta per presunta evasione fiscale da 879 milioni

Apple, chiusa inchiesta per presunta evasione fiscale da 879 milioni

MILANO – Chiusa l’inchiesta che vedeva tre manager Apple accusati di una presunta evasione fiscale da 879 milioni di euro. L’ipotesi è il mancato versamento dell’Ires per un totale di circa 879 milioni di euro in 5 anni, dal 2008 al 2013.

L’avviso di conclusione dell’inchiesta riguarda il legale rappresentante e amministratore delegato di Apple Italia Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio e il manager della irlandese Apple Sales International Michael Thomas O’Sullivan.

 

Il reato contestato è omessa dichiarazione. Secondo l’indagine i profitti realizzati in Italia dalla multinazionale, secondo uno schema che sarebbe stato seguito da altri colossi dell’hi-tech e di internet, come Google (anche in questo caso a Milano è aperta un’inchiesta ma a carico di ignoti), sarebbero stati contabilizzati dalla società che ha sede in Irlanda, Paese dove la pressione fiscale è più favorevole.

Il fascicolo era stato aperto due anni fa e aveva portato anche a una perquisizione nella sede milanese della Apple e al sequestro di materiale informatico e telefonico. Allora i pm avevano contestato un altro reato e cioè la dichiarazione dei redditi fraudolenta e il periodo di imposta su cui erano partiti gli accertamenti erano il 2010 e il 2011.

Ora invece, dopo una serie di approfondimenti, inquirenti e investigatori sono arrivati a fare la ‘fotografia’ del periodo che va dal 2008 al 2013 e a riformulare il capo di imputazione nei confronti dei tre manager. Solo dopo la chiusura delle indagini si cercherà di trovare un’intesa tributaria/penale per tentare eventualmente di risarcire l’Agenzia delle Entrate, cosa che, per altro, dovrebbe alleggerire la posizione degli indagati. E’ lo stesso discorso che la procura sta portando avanti con Google, con la quale dopo un iniziale accordo, la trattativa pare si sia arenata.