L’arcivescovo Tettamanzi: “Italia malata. Non bisogna scindere il pubblico dal privato”

Pubblicato il 4 Novembre 2010 9:12 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2010 20:26

L’Italia è malata come Milano ai tempi di San Carlo e della peste e ”l’immoralità è dilagante a tutti i livelli della società”. Sono le parole dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, in un’intervista a La Repubblica, nella quale aggiunge che ”ogni giorno, leggendo i giornali si è portati a pensare che si stia sprofondando sempre più in basso”.

Secondo il cardinale ”si è diffusa l’idea che la vita debba essere per forza spensierata ed allegra e talvolta – avverte – si finisce per stordirsi fino all’ebbrezza”. L’effetto di questa condotta è che ”l’opinione pubblica sembra distratta da frivolezze, non avvertendo la gravità del momento” ma l’arcivescovo è fiducioso del fatto che ”prima o poi, la nostra società trovi la forza di reagire e rinnovarsi”.

In questo clima ”di insipienza diffusa”, secondo Tettamanzi, ”il problema più grave lo vivono i genitori che devono spiegare che cosa sta succedendo ai propri figli, alle figlie che hanno la stessa età di quella che si vedono nelle foto sui quotidiani in questi giorni”.

Il cardinale, poi, lancia un monito: ”non si deve scindere mai – afferma – l’aspetto privato da quello pubblico. Soprattutto quando si hanno particolari responsabilità, in ogni ambito, il privato e il pubblico coincidono”. E poi aggiunge, ”bisogna comportarsi in modo coerente con quello che si dice”.

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L’arcivescovo di Milano, infine, intravede una minaccia che mina la vita sociale ed è quella ”della ricerca del successo a tutti i costi” per la quale la convivenza sociale è ”manipolata per strapparne il consenso”.