La Regione Lazio riduce lo spazio minimo: asili nido come “pollai”

Pubblicato il 4 Agosto 2011 9:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2011 10:52

ROMA – La Regione Lazio ha presentato una proposta di legge che trasformerà  gli asili nido in “pollai”: lo spazio minimo per bambino passerà da 10 a 6 metri quadri e aumenteranno da 6 a 7 il numero di bimbi per ogni insegnante. La norma proposta dalla giunta Polverini però è in contrasto con quanto disposto dal consiglio di Stato per le scuole dell’obbligo. Il Pd ed i sindacati annunciano proteste alla Pisana a partire dalle ore 11, contro la trasformazione della scuola in meno educativi “allevamenti intensivi”.

Il decreto è stato proposto nell’ultimo assestamento del bilancio ed ha suscitato la preoccupazione di Tonino D’Annibale, capogruppo del Pd in consiglio regionale: “In questo modo  gli asili vengono ridotti ad allevamenti intensivi di pollame. Si mortifica il ruolo delle educatrici e si compromettono importanti servizi per l’infanzia. Vogliamo dire no a un emendamento killer che, di fatto, cancella un luogo di opportunità e di socializzazione per la prima infanzia”.

L’Usb, Unione sindacali di base, ha definito la norma come “mangia-bambini”, e la sua mobilitazione contro la norma è condivisa dalla sezione Funzione pubblica della Cgil di Roma e del Lazio, che la definisce come un “vergognoso blitz contro i bambini e le loro famiglie”, specialmente perché “l’intervento a gamba tesa della giunta Polverini realizzato durante la manovra di assestamento di bilancio, appare del tutto fuori contesto e teso a scardinare le regole fissate con i contratti nazionali di lavoro”, senza contare che è stato presentato nei mesi estivi, quando bambini ed educatrici sono in ferie e senza diritto di replica.

Già lo scorso 26 luglio Cgil, Cisl e Uil avevano inviato una lettere aperta a Renata Polverini sottolineando come la norma proposta prefigurasse “un forte abbassamento della qualità strutturale dei nidi e, inoltre, il cumularsi della riduzione dei metri quadri con l’aumento del rapporto numerico educatore/bambini configura la possibilità per gestori malaccorti di realizzare servizi sovraffollati, che non possono garantire né adeguate condizioni di sicurezza dei bambini né il loro benessere psicologico né tantomeno un ambiente educativo adeguato”, aggiungendo ulteriore disagio ad una situazione non egregia, se si considera che gli asili nido sono delle strutture già sature e spesso non adeguate.