Cronaca Italia

Asportarono rene sano, paziente morì: 5 medici a processo per omicidio colposo

Asportarono rene sano, paziente morì: 5 medici a processo per omicidio colposo

Asportarono rene sano, paziente morì: 5 medici a processo per omicidio colposo

FIRENZE – Asportarono il rene sano anziché quello malato, e per questo il paziente morì: a processo. Sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Firenze il primario di urologia, Riccardo Bartoletti, dell’ospedale di Ponte a Niccheri (Firenze) e i quattro colleghi presenti con lui in sala operatoria il 17 marzo 2014, quando venne asportato il rene sano di un paziente di 83 anni, Giovanni Razzi.

L’uomo, che doveva essere operato per un tumore al rene sinistro, morì il 7 settembre 2014 per un’insufficienza respiratoria e uno scompenso cardiaco. Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Luca Turco, titolare dell’inchiesta, si tratta di omicidio colposo.  Il primario, inoltre, in un attacco di ira, avrebbe distrutto tutta la documentazione dell’intervento.

Per la procura tutto sarebbe iniziato quando un componente dell’équipe sanitaria non ha letto, secondo l’accusa, gli esami medici a cui il paziente era stato sottoposto, facendogli firmare il consenso alla rimozione del rene sbagliato senza seguire il protocollo del ministero della Salute e della Regione Toscana. La Asl 10 ha deciso di costituirsi parte civile. La prima udienza è fissata per il 7 febbraio 2017.

Racconta il quotidiano toscano La Nazione:

Il pubblico ministero Luca Turco ritiene che «imprudenza, negligenza ed imperizia» siano consistite nell’aver trascurato il «Manuale per la sicurezza in sala operatoria: raccomandazioni e checklist» e le «Raccomandazioni del Ministero della Salute».

Spiega il quotidiano:

Nello specifico, un componente dello staff non avrebbe letto gli esami medici a cui il paziente era stato in precedenza sottoposto. Così, fece firmare al paziente il consenso informato all’intervento chirurgico al rene sbagliato. A breve distanza dall’intervento, poi, non venne ripetuto alcun esame. Anche in sala operatoria, nessun tipo di verifica: i sanitari chiesero al paziente quale fosse il lato da operare e, basandosi sulla documentazione firmata contenente l’errore, operarono.

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