Assegno divorzio, quant’è? 500 euro al mese (la media)

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 luglio 2018 9:27 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2018 11:09
Assegno divorzio, quant'è? 500 euro al mese (la media) (foto Ansa)

Assegno divorzio, quant’è? 500 euro al mese (la media) (foto Ansa)

ROMA – Si usava dire, un tempo, ‘appendere il cappello’ per descrivere il fidanzamento e il diventare coppia come un sinonimo di sistemarsi. Ora però [App di Blitzquotidiano non si portano più i cappelli e il matrimonio non è più sistemazione. Almeno quando si divorzia. Assegni ‘vip’ a parte, infatti, la media di quanto gli ex coniugi ricevono dopo la rottura del matrimonio è di poco superiore ai 500 euro al mese.

Un po’ poco per sentirsi sistemati. Dopo la sentenza Grilli, che aveva fatto ringalluzzire milioni di italiani divorziandi o divorziati, a cominciare dell’ex marito di Veronica Lario che subito aveva fatto richiesta di potatura dell’assegno milionario dovuto alla signora, successive sentenze hanno un po’ ridefinito la questione. Ma conti alla mano possono i maschietti italiani – visto che oltre il 90% degli assegni post divorzio viene versato da ex mariti ad ex mogli -, sentirsi tutto sommato tranquilli. Male che vada, se sono residenti in Lombardia, pagheranno mediamente 678 euro all’ex. Nel ‘migliore’ dei casi invece, qualora abitassero tra Campobasso ed Isernia, di euro gliene basterebbero 358.

Numeri che arrivano dai dati elaborati dal Sole 24 Ore sulla base degli importi portati in deduzione nelle dichiarazioni dei redditi 2017 (gli ultimi disponibili). E numeri che sono poi in progressivo calo nel tempo: calo che nel solo anno d’imposta 2008 è stato di quasi il 6 per cento. Ma come viene calcolato questo assegno? Prima della citata sentenza Grilli valeva il concetto di ‘tenore di vita precedente’ che andava non solo mantenuto ma anche garantito. Poi, con il rivoluzionario caso dell’ex ministro, si era stabilito che l’unica cosa che contava era la capacità o meno dei singoli di essere autosufficienti. Infine la spinosa questione è approdata alle Sezioni unite che, con la sentenza n.18287 dell’11 luglio, hanno stabilito che l’assegno all’ex ha una finalità non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa; la Cassazione ha cioè riportato al centro la valutazione del contributo alla costruzione del patrimonio familiare e di quello della parte più forte in una versione comunque più leggera rispetto al pre-Grilli.

Ma qualunque sia il modo con cui l’assegno viene alla fine calcolato, il risultato è che a meno di sposare il Berlusconi di turno, divorziando non ci si sistema. Al Nord, come detto, costa un po’ di più e, fatta eccezione per il Friuli Venezia Giulia e la Liguria, i valori superano sempre la soglia dei 500 euro. Mentre in gran parte del Mezzogiorno (Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Molise) l’assegno non raggiunge i 400 euro. Cifre che, spalmate sul territorio, rispecchiano la ricchezza di questo. Ecco perché in Lombardia l’assegno medio mensile è quasi il doppio rispetto al Molise.