Atac licenzia. Ma non gli assunti di Parentopoli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2015 20:56 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 20:57
Atac licenzia. Ma non gli assunti di Parentopoli

Atac licenzia. Ma non gli assunti di Parentopoli

ROMA – Assunti con Parentopoli ma non compaiono nella lista degli esuberi. L’Atac, l’azienda di trasporto pubblico di Roma, è nuovamente nell’occhio del ciclone dopo la denuncia di Sel sugli esuberi.

“La procedura di esuberi dell’Atac è irregolare e soprattutto non tocca minimamente chi è stato assunto durante il periodo di Parentopoli”: questa l’accusa del gruppo capitolino di Sel, carte alla mano, che ha denunciato una situazione “scandalosa” basata su una procedura di licenziamenti “ad personam”.

“Se non viene fatta chiarezza andiamo all’opposizione” ha detto il partito un tempo alleato di Marino e ora in appoggio esterno.

In pratica Sel, hanno voluto portare a galla una procedura “nella quale da 323 esuberi previsti ne sono rimasti solo 33 e tra questi non è rientrata nessuna delle 80 assunzioni effettuate durante il periodo di Parentopoli”.

Non si è fatto attendere l’operativo neoassessore ai trasporti Stefano Esposito che ha chiesto subito “in modo forte e chiaro ai vertici dell’Azienda di attivare tutte le iniziative necessarie, a cominciare dall’intervento della Magistratura, affinché la procedura di mobilità trovi una certificazione terza”. Insomma anche lui ha chiesto di fare luce.

E l’azienda,a sua volta, ha chiesto alla magistratura di fare chiarezza e accertare “la piena legittimità e regolarità degli accordi” sugli esuberi e “delle conseguenti necessarie misure applicative”. Atac S.p.A., dopo l’intervento di Sel e poi di Esposito, in una nota ha comunicato di aver avviato una “azione di accertamento” presso il Tribunale di Roma proprio per far accertare dalla magistratura la piena legittimità e regolarità degli accordi”. Non solo: ma “all’esito dell’accertamento giudiziale” l’azienda “si riserva ogni eventuale azione, a tutela del patrimonio e dell’immagine della società”.