Attentati in Italia, l’accusa di Michele Karaboue: “Qualcuno ci spera per strumentalizzarli politicamente”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 marzo 2018 7:15 | Ultimo aggiornamento: 31 marzo 2018 0:08
Secondo il docente Michele Karaboue, qualcuno vorrebbe attentati in Italia per strumentalizzarli

(Foto Ansa)

ROMA – “Qualche sciacallo spera in attentati in Italia per strumentalizzarli politicamente”: a dirlo è Michele Karaboue, docente di Istituzione di Diritto Pubblico presso l’Università Niccolò Cusano, parlando a Radio Cusano Campusl’emittente radio dell’Università Niccolò Cusano, per commentare gli ultimi fatti legati al terrorismo: “Gli inquirenti in Italia sono sempre riusciti a prevenire qualsiasi evento criminale – ha detto Karaboue – la radicalizzazione, visti gli ultimi eventi, ha avuto un salto di qualità. I terroristi, però, sono terroristi sempre, a prescindere dall’idea religiosa o politica”.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela

Come prevenire radicalizzazione? “Il nostro quadro normativo è maturo ed autonomo per prevenire qualsiasi attività ostile. Purtroppo a volte il tutto sfocia in una semplice polemica politica. Troppo spesso si cade nella banalità. Lo Ius Soli, ad esempio, è presente nella forma più pura negli Stati Uniti. Su questo non sono perfettamente d’accordo perché la cittadinanza è un percorso che andrebbe sottoposto anche agli stessi cittadini italiani”.

In Italia, fino ad ora, non si sono verificati attentati: “Qualcuno spera accada qualcosa, c’è uno sciacallaggio evidente su alcune questioni. Prendiamo la vicenda di Traini e le reazioni che ci sono state. Tutti ci hanno marciato sopra. Il vero problema è: fino a che punto si può strumentalizzare una disgrazia? Nell’intimo dei nostri politicanti ci può essere questa perversa intuizione, ovvero che alcuni fatti gravi possano portare o togliere dei voti. Non vogliamo immigrati clandestini, sono il primo a sostenere l’incompatibilità dell’immigrazione incontrollata. Non possiamo però neanche girarci dall’altra parte quando la gente muore in mare”.