Aurelio Visalli, il ragazzo salvato lo offende pure: “Prima di dire che qualcuno è morto per salvare me…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Settembre 2020 8:24 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2020 8:41
Aurelio Visalli, la moglie: "E' stato mandato allo sbaraglio solo con un salvagente"

Aurelio Visalli, la moglie: “E’ stato mandato allo sbaraglio solo con un salvagente” (Foto Ansa)

“Prima di dire che qualcuno è morto per salvare me, cazzate”. Il ragazzo salvato da Aurelio Visalli, che ci ha rimesso la vita, ora offende pure.

Morto per salvare due vite. Ma il giorno dopo sui social uno dei due ragazzi salvati da Aurelio Visalli scrive: “Ragazzi apposto, sono sano e salvo. Mentre facevo le capriole in spiaggia, a me e al mio amico ci prende in pieno un’onda e mi trascina al largo, nessuno si è buttato, quindi prima di dire che qualcuno è morto per salvare me, cazzate”. Parole del tutto inutili e fuori luogo perché una persona in realtà è morta per salvare due vite.

Loro grazie a lui ci sono ancora e mostrano tutta la loro pochezza sui social, insultando non solo chi ha perso la propria vita per cercare di salvare la loro. Ma anche la famiglia che lo piange, una moglie e due figli. L’adolescenza non può essere una scusante quando si scrivono certe cose dopo quello che è successo.

Domenica mattina il corpo senza vita di Aurelio Visalli, 40 anni è stato trovato al largo di Milazzo (Messina). Visalli era il secondo capo della Guardia costiera della città siciliana, ed era scomparso sabato tra le onde dopo avere salvato un quindicenne che stava annegando e una seconda persona in difficoltà.

A recuperare il cadavere è stato l’equipaggio della motovedetta della Capitaneria di porto dove il sottufficiale prestava servizio.

Le accuse della moglie

Intanto oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera la moglie Tindara Grosso lancia accuse durissime: “Non è morto per una fatalità, ma per l’incompetenza di chi l’ha mandato a salvare due ragazzi senza un giubbotto, senza funi, senza mezzi…”.

E anche la cognata Francesca Grosso non usa mezzi termini: “Mio cognato, uomo razionale, conosceva il pericolo. Sulle motovedette, da Lampedusa alla Maddalena, ha partecipato a centinaia di salvataggi. Ha recuperato corpi in alto mare. Non è possibile che sia stato inghiottito da un’onda a riva. Ecco perché vorremmo parlare con i due testimoni”. 

La donna si riferisce agli altri due sottufficiali mandati sulla spiaggia di Milazzo: “Due colleghi che non ci fanno incontrare. Arrivano ufficiali con alti gradi e facce compunte. Ma quando chiediamo di parlare con i due militari si chiudono le porte. Li hanno mandati tutti e tre a salvare gli scampati in mutande, lasciando le divise sulla sabbia, senza attrezzi, senza funi o giubbotti. Cosa sia veramente accaduto non vogliono dirlo”. (Fonte Il Corriere della Sera).