Auto e barche di lusso, ma al Fisco è nullatenente. Arrestato evasore da 93 mln

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2013 15:02 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2013 15:02
Auto e barche di lusso, ma al Fisco è nullatenente. Arrestato evasore da 93 mln

Auto e barche di lusso, ma al Fisco è nullatenente. Arrestato evasore da 93 mln

ROMA – Con gli amici sfoggiava auto e barche di lusso, vacanze da sogno e uno stile di vita decisamente eccessivo. Per il fisco era invece un nullatenente, un poveraccio. La Guardia di finanza di Roma lo ha arrestato giovedì mattina: un imprenditore romano di 54 anni, che conduceva una vita da stra-ricco senza aver mai presentato una dichiarazione dei redditi.

L’evasore totale viveva in super attico di 500 metri quadrati con piscina sul tetto e aveva come parco macchine due Ferrari (una F12 e una Testarossa) e 3 Mercedes di grossa cilindrata tra cui una S350 appena ritirata dal concessionario. Completavano la collezione un super yacht di oltre 26 metri del valore superiore ai 4,5 milioni di euro. Ormeggiato a Ostia, da solo, costava 45mila euro a settimana.

Evasione fiscale e bancarotta fraudolenta sono i capi di imputazione per un valore totale di 93 milioni di euro. Gli uomini della Guardia di Finanza si sono insospettiti dopo il fallimento di una delle società riconducibili all’imprenditore.

Le Fiamme Gialle avevamo ricevuto dall’estero informazioni su dei grossi spostamenti di merce da parte dell’imprenditore. L’uomo aveva messo in piedi una cosiddetta “frode carosello”, nel senso che c’erano delle società filtro attraverso le quali passava la merce in esenzione Iva finendo poi ai grossisti di materiale hi-tech, i quali potevano perciò ottenere prezzi assolutamente vantaggiosi”.

Ammonta a 27,5 milioni l’Iva non pagata. Più un’evasione fiscale per oltre 65 milioni di euro. Totale: quasi 93 milioni. Sono inoltre stati sequestrati 11 immobili, tra cui il super attico, in zona Bufalotta, 6 autovetture e i 2 yacht dell’imprenditore per un controvalore complessivo di 15 milioni di euro. Denunciate anche sette “teste di legno”, ovvero i prestanomi che amministravano le società che commercializzavano i prodotti tencologici.