Autostrade: altri 5 viadotti sospetti, revoca concessioni più vicina? Il Pd…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2019 10:42 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2019 12:06
Autostrade: altri 5 viadotti sospetti, revoca concessioni più vicina? Il Pd...

Un viadotto sulla A26 (foto ANSA)

ROMA – I viadotti autostradali di nuovo sotto inchiesta a Genova: nelle carte della Procura le accuse sono per mancati interventi, per omessi controlli, per falsificazione dei rapporti. Fatto sta che i viadotti sospetti, cioè quelli che secondo l’accusa sarebbero privi dei requisiti minimi di sicurezza, sono diventati cinque. Al Fado e al Pecetti – che hanno portato alla chiusura parziale della A26 – devono aggiungersi i viadotti Sori, Veilino e Letimbro. 

Revoca concessioni, il Pd ci pensa

Anche a livello politico l’ultimo crollo e i relativi monitoraggi stanno facendo precipitare le azioni del concessionario Autostrade per l’Italia (Aspi). Il rifiuto della proposta del ministro De Micheli di abbassare i pedaggi e rendere gratuite alcune tratte sta avvicinando il Pd alle posizioni dei 5 Stelle. I quali persistono nel pretendere la revoca delle concessioni dal crollo del Ponte Morandi.

Revoca a questo punto più vicina. I democratici che, a torto o a ragione, sono associati alla famiglia Benetton, stanno mettendo in fila la rigidità del concessionario, le inchieste della magistratura, la relazione del predecessore di De Micheli alle infrastrutture. E cioè Danilo Toninelli: il suo rapporto parla di gravi mancanze da parte del concessionario. Soprattutto nella manutenzione della rete viaria. 

Le inchieste a Genova

I magistrati della procura di Genova hanno aperto un’altro filone d’inchiesta. Dopo quello sul crollo del ponte Morandi, dopo quello sui report sui viadotti ora ne arriva uno sui presunti omessi controlli. Il nuovo reato contestato è per omissione di lavori in costruzioni che minacciano rovina. Il nuovo fascicolo aperto dalla Procura è, per il momento, a carico di ignoti.

L’indagine è collegata alla chiusura parziale della A26 per il “grave stato di deterioramento con pericolo di rovina” rilevato dai consulenti della procura sui ponti Fado e Pecetti, i due viadotti su cui Aspi sta effettuando controlli e prove di carico da lunedì notte, quando i magistrati hanno imposto la chiusura, divenuta dopo 12 ore chiusura parziale con scambio di carreggiata e traffico su una corsi per i due sensi di marcia.

Altri tre viadotti sotto osservazione

Nel fascicolo, in mano al pubblico ministero Walter Cotugno, potrebbero rientrare anche i viadotti Sori, Veilino e Letimbro. Secondo quanto previsto dalla legge commette questo reato “il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza”.

L’inchiesta è partita dalle segnalazioni dei consulenti che avrebbero riscontrato che sotto l’impalcato dei viadotti vi era uno stato di corrosione del cemento elevata, circostanza che non poteva combaciare con i voti (40 su un massimo di 70, limite che indica l’immediato intervento) dati dai tecnici di Spea (faceva i controlli per Aspi) fino a giugno. Gli investigatori della guardia di finanza hanno acquisito i progetti del Fado e del Pecetti per verificare se l’opera costruita corrisponda a quella realizzata. Verifiche in questo senso verranno fatte anche su tutti gli altri 18 viadotti nel mirino della procura.

L’ad di Autostrade: “Ponti sicuri”

“Non cerchiamo scuse, siamo pronti a ogni verifica ma i ponti sono sicuri”. Ad assicurarlo, in una intervista di prima pagina alla Stampa, l’ad di Autostrade, Roberto Tomasi. Che risponde anche alle dichiarazioni a verbale dello storico capo-manutenzioni di Autostrade Michele Donferri Mitelli secondo cui “se un ponte ha coefficiente di rischio 60 è compromessa la capacità statica, a 70 può crollare”.

“Mi rimetto al manuale di sorveglianza Aspi-Spea – dice Tomasi -. Con voto 60 la riduzione di staticità è inferiore al 5%, l’intervento va pianificato entro due anni. Il 70 individua una perdita di capacità statica oltre il 5% sull’infrastruttura e servono azioni immediate, con eventuali limitazioni del carico fino anche alla chiusura a seconda del danno riscontrato. Sui viadotti di recente classificati con 60 e 70 le Direzioni di Tronco sono intervenute subito. Questi ponti sono sicuri”. Le parole di Donferri furono eccessive, avventate? “Non sono in linea – spiega – con il manuale. Bisognerebbe chiedere a lui perché fece quell’affermazione”. (fonti Ansa, La Repubblica, La Stampa)