Avances donna a uomo: in cambio della recensione del libro. La storia dello scrittore Mattia Signorini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 novembre 2017 5:00 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2017 14:18
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Avances donna a uomo: in cambio della recensione del libro. La storia dello scrittore Mattia Signorini

ROMA – Gli ha proposto un rapporto in cambio di una recensione per il suo libro. Mattia Signorini, scrittore e fondatore della scuola Palomar, ha raccontato in un lungo post di Facebook la sua disavventura con una famosa giornalista che gli propose di raggiungerlo nella sua casa e avere un rapporto in cambio di una buona recensione del suo primo romanzo. L’episodio risale al 2007 e Signorini a casa della giornalista non è mai andato, rifiutando quelle avances, e negli anni si è affermato ed è diventato il direttore del Festival Rovigoracconta, ma anche lui sull’onda dello scandalo Weinstein e delle accuse a Fausto Brizzi ha deciso di raccontare cosa gli è accaduto.

Lo scrittore, che ora ha 37 anni, spiega che l’episodio risale all’uscita del suo primo libro Lontano da ogni cosa, come riportato da Il Resto del Carlino. Una famosa giornalista, che lui stimava, gli si avvicinò e lo invitò a casa sua, ma Signorini aveva capito cosa lo aspettava e ha deciso di rinunciare alla recensione e di proseguire per la sua strada, sottolineando come esista una possibilità di scelta e di tirarsi fuori da situazioni lavorative poco chiare:

“Distesa sul divano centrale, c’era una giornalista tuttora molto conosciuta che aveva da poco passato la sessantina. Sono sicuro che molti di voi l’hanno anche vista in televisione più di qualche volta, o di sicuro hanno letto i suoi articoli su una delle principali testate italiane. Anch’io la leggevo. La stimavo. Stimavo la sua eleganza e le sue parole. Avrei voluto solo avere l’occasione di parlare con lei. E magari di farle avere il mio romanzo. Se le fosse piaciuto, un suo articolo avrebbe davvero fatto la differenza.

La mia agente la conosceva di vista, e mi ha presentato come un suo nuovo autore. La giornalista ha interrotto il discorso che stava facendo con i due ragazzi diciottenni che aveva al suo fianco (erano venuti con lei? Li aveva trovati lì? Questo non lo so) e mi ha dedicato tutta la sua attenzione. Mi ha detto, prendendomi la mano: «Siediti qui, vicino a me», e ha iniziato a parlarmi facendosi vicina, e facendo sentire me molto importante. Voleva conoscere la trama del mio romanzo, sapere cosa facevo nel resto della mia vita. Ero affascinato da lei, questo non lo posso negare. Ed ero anche speranzoso di avere una sua recensione.

Non volevo disturbarla oltre e dopo un quarto d’ora buono l’ho ringraziata per il suo tempo, le ho detto che le avrei fatto mandare il romanzo dall’ufficio stampa e mi sono dedicato a percorrere avanti e indietro il ricco buffet parlando con gente a caso. Un’ora dopo l’ho vista avvicinarsi alla mia agente. Le ha detto qualcosa, poi è venuta verso di me e mi ha dato un bacio sulla guancia. Non era un bacio affettuoso, né un saluto distaccato. Mi ha sussurrato all’orecchio: «Ti aspetto a casa mia, così parliamo del tuo libro». L’ho guardata andare via abbracciata insieme ai due diciottenni.
Ho chiesto alla mia agente cosa le avesse detto. Lei mi ha allungato un biglietto da visita: «Vuole che tu vada da lei. Ti farà una pagina intera, ma mi ha detto che questa recensione avrà un prezzo». Mi ricordo molto bene cosa ho risposto: «Dovrebbero recensire un libro per il libro, non per andare a letto con l’autore». La mia agente ha sorriso. Era un sorriso malinconico, come a dire Sì, hai ragione, tutto questo è un po’ uno schifo”.

Signorini sottolinea di non essere mai andato da quella giornalista e di non aver ricevuto alcuna recensione, solo delle avances:

“Da quella giornalista non sono mai andato, e non è mai uscita nessuna recensione sulla testata per cui scriveva. La mia agente mi ha detto che qualche copia venduta in più non valeva la bellezza di guardarsi allo specchio e sentirsi puliti. La pensavamo nello stesso modo. Non mi è mai più capitato qualcosa del genere. Anche se nessuno mi ha accolto in accappatoio e chiesto di fare un massaggio (credo sarebbe successo qualcosa di simile se mi fossi presentato a casa di quella giornalista), allora sono rimasto molto turbato. E sconfortato. E triste. Però è anche vero che in questi dieci anni ho conosciuto tante persone nel mondo dell’editoria, persone belle, e non ho mai pensato che fosse un ambiente sporco. Che ci siano persone sporche in ogni ambiente, quello sì”.

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