Baby gang e codice d’onore: “Rapiniamo solo genovesi figli di papà”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 13:33 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 13:33
Baby gang e codice d'onore: "Rapiniamo solo genovesi figli di papà"

Baby gang e codice d’onore: “Rapiniamo solo genovesi figli di papà”

GENOVA – Rapinare solo i ragazzi genovesi e figli di papà. Questo il “codice d’onore” di una baby banda formata da ragazzi di massimo 20 anni che hanno messo in atto una decina di rapine a Genova. I membri della banda “Los Toros” sono stati arrestati lo scorso marzo e dopo aver parlato del proprio codice di onore il magistrato di Genova li ha accusati di associazione a delinquere finalizzata alla rapina continuata e aggravata

Pedro Xavier Galvez Hernandez, ragazzo ecuadoriano di 20 anni e considerato il capo dei Los Toros, dettaca le regole e ha stabilito che la vittima andava scelta “guardando le scarpe e l’abbigliamento ma anche il tipo di telefonino che usava”. Se poi la vittima veniva avvistata nel centro storico di Genova, rientrava tra i “figli di papà”.

Hernandez, 20 anni, è stato arrestato con un’operazione di polizia con i membri della gang nel marzo scorso e ha raccontato al magistrato genovese il codice d’onore di una banda di ragazzini, alcuni dei quali minorenni, che ha portato a termine una decina di rapine a cazzotti e calci ai danni di loro coetanei genovesi sotto il segno distintivo di El Toro, l’emblema dei Chicago Bulls, la squadra di basket Nba.

Per i ‘Los Toros’, nove ragazzi ecuadoriani, cinesi, cileni, maghrebini e italiani, il magistrato ha ipotizzato il 416 cp, l’associazione a delinquere finalizzata alla rapina continuata e aggravata, un reato che porta al massimo della pena 10 anni di reclusione. Ma al di là del fatto in sé, sono state le parole di Hernandez a colpire duro perché, come ha sostenuto in poche parole il giovane ecuadoriano “il problema era la ‘disparità sociale'”.

Hernandez ha detto al magistrato:

“Noi siamo costretti a convivere con problemi familiari e i nostri genitori non ci danno certo la ‘paghetta’ come fanno quelli della Genova bene. Così abbiamo deciso di prendercela da soli”.

Perché il loro disagio, la loro difficoltà, ha detto ancora Hernandez al magistrato

“era quella di non potersi pagare il cinema, la discoteca o magari una maglietta nuova”.

E per potersi permettere tutto questo, per poter avere la ‘paghetta’ settimanale partiva la ‘caccia’ al ragazzino di turno che veniva adocchiato, valutato per l’abbigliamento e per il tipo di cellulare che si portava appresso, e poi aggredito a calci e pugni per portargli via soldi e telefono, l’iPad o quello che più piaceva alla banda.

Dopodiché, il bottino veniva democraticamente spartito tra i membri della banda. La regola, dettata dal capo, era sempre la stessa, inviolabile: mai toccare ragazzi che

“come noi hanno difficoltà a pagarsi una serata fuori”.