Baby squillo dei Parioli, i verbali: “Siamo ragazze esigenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Novembre 2013 9:43 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2013 9:43

ragazza-liceoROMA – “Siamo ragazze esigenti”. Ovvero desiderose di cose belle e firmate, cose costose, vita molto adulta. A parlare sono le due ragazzine squillo dei Parioli. Parlano ai pm della procura di Roma, raccontano come hanno iniziato a prostituirsi pur di fare la vita che sognavano, a 14 anni l’una, 15 l’altra. Oggi vivono protette nell’anonimato, una affidata ai nonni, l’altra in una comunità. Repubblica riporta alcuni stralci dei verbali, ecco ad esempio cosa racconta ai magistrati la più piccola delle due:

“Tutto è iniziato con la mia amica. Un giorno ci siamo collegate su Bakecaincontrii per trovare lavoretti ed essere autonome e abbiamo visto un annuncio invitante per lavorare e guadagnare facilmente tanti soldi. La conosco da quando facevamo la medie: è la mia amica del cuore. Lei ha iniziato subito a lavorare, io l’ho fatto più tardi perché non me la sentivo, non mi sembrava una bella cosa”.

“Mamma pensava che spacciavo, non mi sentivo di dirle che mi prostituivo. Mamma non mi chiedeva di aiutarla, ma io, con quei soldi che guadagnavo, cercavo di aiutarla in casa. Quando le davo i soldi, la mamma li prendeva anche se pensava non fosse giusto, ma lei pensava che io spacciavo e comunque mi rimproverava e mi diceva che non me li ero guadagnati”.

E’ sempre lei a raccontare il tariffario:

“Noi prendevamo 300 euro tutt’e due insieme per la prestazione con rapporto completo, 200 per rapporto non completo, solo i preliminari. Piano piano ho iniziato a lavorare da sola, chiedendo per un rapporto completo 150 o 100 euro”

Mirko Ieni è stato all’inizio un cliente, poi ha iniziato, secondo il racconto delle ragazze e secondo l’accusa, a sfruttarle.

“Senza Mirko (Ieni, ndr) lavoravamo tre volte a settimana, con lui tutti i giorni”.

Ieni, così come Nunzio Pizzacalla, altro accusato di essere un intermediario, sostengono di non sapere che le due fossero minorenni. Sono in carcere come la mamma della più piccola delle due che, secondo l’accusa, sapeva dell’attività della figlia e tratteneva parte dei guadagni.