Baby squillo: “Ci trattavano come macchine”. Rito immediato per Floriani e altri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Marzo 2014 10:21 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2014 10:22

Baby squillo: "Ci trattavano come macchine". Rito immediato per Floriani e altriROMA – “Ci trattavano come macchine“: così le due baby squillo dei Parioli hanno raccontato la loro esperienza al giudice Maddalena Cipriani, secondo quanto riporta Maria Elena Vincenzi su Repubblica e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Racconti che arrivano proprio mentre si apprende che i clienti delle baby squillo, tra cui il marito di Alessandra Mussolini Mauro Floriani, verranno giudicati con rito abbreviato.

Ci trattavano come macchine. “È possibile – ha raccontato al giudice una delle baby squillo, secondo quanto si legge su Repubblica – che qualche cliente si lamentasse del fatto che fossimo arrivate in ritardo o che non ci fossimo presentate o che non fossimo cortesi. Noi alla fine siamo due ragazzine – ha continuato – è normale non essere sempre puntuali. E poi eravamo sotto pressione perché poi Ieni (Mirko, accusato di essere lo sfruttatore, ndr) si lamentava. Ci trattava un po’ come delle macchine, per lui dovevamo esserci sempre. Perché alla fine noi due eravamo l’unica sua fonte di guadagno”.

“Chiedevamo sempre – ha raccontato l’altra – di non avere ragazzi troppo giovani per il fatto che magari li potevamo conoscere. Cioè tipo di 18, 20 anni no”.

Il rito immediato. Sempre secondo quanto scrive Vincenzi su Repubblica, ventidue persone, tra cui anche Mauro Floriani, per le quali il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pubblico ministero Cristiana Macchiusi ritengono ci siano prove “evidenti”, affronteranno il rito immediato. I clienti finiti sotto accusa, infatti, avrebbero avuto contatti frequenti con le ragazze, che all’epoca avevano 15 e 14 anni.

Intanto dalla prossima settimana inizieranno le audizioni di coloro che ancora non sono stati sentiti, tra cui il figlio di un parlamentare di centrodestra. Ma anche i tre funzionari della Fao, quello di Ernst& Young e il vice capo del dipartimento di Informatica di Bankitalia, Andrea Cividini, che, però, non sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.