Balotelli contro Equitalia: non vuole pagare multe velocità

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2015 12:53 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2015 12:54
Balotelli contro Equitalia: non vuole pagare multe velocità

Balotelli contro Equitalia: non vuole pagare multe velocità

COMO – Mario Balotelli ancora alle prese con i suoi eccessi di velocità. Le infrazioni, risalenti al primo periodo rossonero, sono finite in una cartella Equitalia da 675 euro che il calciatore non ha intenzione di pagare. L’ultimo disperato tentativo è appunto il ricorso presentato alla Prefettura di Como contro l’agenzia di riscossione. L’attaccante si sarebbe appellato ad un vizio di forma per cui la notifica delle sanzioni sarebbe stata consegnata a un suo collaboratore domestico e non al diretto interessato.

Le tre multe, costategli anche il ritiro della patente, riguardano due infrazioni comprese tra i 10 e i 40km/h e un eccesso di velocità di 40km/h oltre il limite. Dopo un primo tentativo al giudice di Pace di Como, che ha respinto il ricorso, Balotelli si è rivolto al giudice civile. Le notifiche sarebbero arrivate a casa dei suoi genitori a Concesio, dove l’attaccante ha anche il proprio domicilio fiscale. Ma in quel periodo Balotelli sostiene di aver vissuto a Limido Comasco. Due volte su tre il calciatore sarebbe incappato proprio negli autovelox installati sulle strade comasche.

Riporta il quotidiano Il Giorno:

Tuttavia ora, davanti al giudice, non sono arrivati i ricorsi legati direttamente al pagamento di quelle sanzioni, ma una contestazione di omessa comunicazione di chi era alla guida dell’auto nei primi tre casi, obbligatoria per l’applicazione delle sanzioni accessorie previste dal codice della strada, e dell’ammenda solo nel quarto caso. La somma di queste contestazioni, corrisponde a quei 672 euro della cartella esattoriale. Le motivazioni su cui si fondano i due ricorsi, riguardano un presunto difetto di notifica: infatti i vari atti giudiziari, sarebbero stati notificati e ritirati da un collaboratore domestico che lavora nella casa dei suoi genitori, corrispondente al suo domicilio fiscale, e quindi non da lui stesso o da un parente convivente, come impone la procedura.