Bambini (3-4 anni) al tempo del Covid, quelli che la mascherina l’abbiamo sempre portata

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 27 Gennaio 2022 - 10:45
Bambini (3-4 anni) al tempo del Covid, quelli che la mascherina l'abbiamo sempre portata

Bambini (3-4 anni) al tempo del Covid, quelli che la mascherina l’abbiamo sempre portata (Foto Ansa)

Essere bambini al tempo del Covid vuol dire anche non ricordare com’era la vita “normale” prima della pandemia. Chi ha oggi 3 o 4 anni a inizio 2020 ne aveva 1 o 2. Troppo pochi per ricordare i dettagli. Come per esempio la mascherina.

I bambini d 3 o 4 anni pensano che uscire con la mascherina sia normale, che mamma e papà l’abbiano sempre fatto. Anche se loro non hanno l’obbligo e sostanzialmente non la portano mai. Poi magari d’estate ne vedono sempre meno in giro. Forse qualcuno può azzardare e pensare che si usino più di inverno perché proteggono dal freddo.

La mente dei bambini è così, libera (da sovrastrutture e schemi mentali). Così da poter pensare che la pasta senza il parmigiano scotta sempre. O che non possiamo vedere quell’amichetto che non viene a scuola con noi “perché c’è il virus”. Però un po’ all’aperto sì (“papà, ti prometto che sto un po’ lontano”).

Bambini al tempo del Covid: mascherina, virus, stare all’aperto

I bambini al tempo del Covid pensano che mamma e papà e gli altri usino la mascherina da sempre. Come la sciarpa, il cappello, gli occhiali da sole. Sanno che c’è il virus, non riescono forse a raffigurarlo per immagini. Sanno che è un nemico invisibile cattivo, molto cattivo. A maggior ragione perché è inafferrabile, non si vede.

E non ti fa fare cose che ti piacciono. Stare con gli amici, per esempio. Frequentare posti al chiuso in cui ci divertiamo. Meglio vedersi all’aperto (ed è un bene perché troppo spesso l’ansia dei genitori li chiude in casa ai primi freddi). Però meglio con quelli di scuola, così la bolla resta la stessa.

Poi c’è l’ansia dell’igiene, quella di lavarsi le mani e spruzzarsi il gel ogni 5 minuti. Un bene, da un certo punto di vista. Un male, dall’altro. Perché i bambini non possono crescere senza anticorpi di alcun tipo. Ma questo è toccato loro. Sono, anzi, fortunati, rispetto ai loro fratelli e cugini più grandi, gli adolescenti che da pandemia e lockdown usciranno con le ossa rotte, tra problemi psicologici (solitudine e isolamento) e cognitivi (tutto il tempo buttato in Dad).

Proprio per questo, per tornare prima possibile alla vita “normale”, è importante che vengano vaccinati.

Vaccini bimbi 5-11 anni: a che punto siamo

Al 26 gennaio (ore 9) 1.076.537 bambini tra 5 e11 anni hanno ricevuto almeno una dose di vaccino anti Covid (di cui 332.517 hanno completato il ciclo), il tasso di copertura nazionale si attesta al 29,3% ma con nette differenze regionali (dal 16,4% delle Marche al 47,2% della Puglia). Complessivamente, l’84,2% della popolazione, pari a 49,8 milioni, ha ricevuto almeno una dose e l’80,1%, pari a 47,4 milioni, ha completato il ciclo vaccinale, ma ci sono ancora 7,8 milioni senza nemmeno una dose, di cui 2 milioni di over 50 che sono a maggior rischio ricovero. E’ quanto emerge dal nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe.