Bambini sopravvissuti a Taranto: “Abbiamo finto di essere morti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2014 9:03 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2014 9:03
Bambini sopravvissuti a Taranto: "Abbiamo finto di essere morti"

Bambini sopravvissuti a Taranto: “Abbiamo finto di essere morti” (Foto Ansa)

TARANTO – “Abbiamo finto di essere morti”. Così i due fratellini del bimbo di 3 anni ucciso nell’agguato a Taranto, in cui è stata uccisa anche la loro mamma, raccontano i terribili momenti. I tre bambini e la donna erano insieme al compagno di lei, Cosimo Orlando, un pregiudicato e vero obiettivo dei killer.

Giusi Fasano sul Corriere della Sera scrive:

“È stata lunedì la sera dalla quale quei due bambini non torneranno mai indietro. Uno ha sette anni, l’altro sei. Li hanno trovati rannicchiati sui sedili posteriori dell’auto che è diventata la tomba della loro mamma, Maria Carla Fornari, 30 anni e di Cosimo Orlando, 43 anni, pregiudicato in semilibertà che lei stava accompagnando in carcere, come ogni sera. Gli orchi avevano finito la mattanza, se n’erano andati e loro erano lì dietro a tremare, a piangere e a pregare che qualcuno venisse a salvarli”.

A soccorrere i due fratellini un uomo e una donna, che vedendo l’auto ferma lungo la statale 106 pensarono ad un incidente:

«La mamma è svenuta» ha ripetuto a loro e ai soccorritori del 118 il più grandicello. Svenuta, perché «morta» è una parola troppo grande per un bambino al quale è già stato ammazzato il padre (nel 2011) in un agguato simile a questo. L’ha detto e ridetto raccontandolo a tutti anche ieri pomeriggio, quando ormai aveva capito che non era così: «Io pensavo davvero che la mamma fosse svenuta». Il suo fratellino più piccolo sulle prime è rimasto muto. I ricordi sono arrivati dopo, mescolati alla paura provata, alla disperazione di sapere che la mamma non sarebbe mai più tornata. «Ho fatto finta di essere morto per non vedere», ha raccontato alla zia che ieri li ha riportati tutti e due a casa dopo una notte passata in ospedale. Non per sfuggire all’agguato e ai colpi, che pure ha sentito bene, ma per non vedere, per non capire che davvero la realtà era quella: sua mamma, il suo fratellino più piccolo e Cosimo erano tutti morti”.