Banca Etruria, un direttore: “Negli ospizi a vendere bond”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Dicembre 2015 11:13 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2015 11:13
Banca Etruria, un direttore: "Negli ospizi a vendere bond"

(Foto d’archivio)

AREZZO – “Ci fu una sorta di caccia all’uomo. Cercavamo correntisti (soprattutto anziani) anche in case di cura e ospedali”: è la confessione fatta da un direttore di Banca Etruria a Federica Angeli di Repubblica.

L’uomo, che lavora in una filiale di Perugia e ha chiesto di restare anonimo, sostiene che i dipendenti ricevevano “premi in soldi sul rendimento settimanale” e per questo si scatenò una

caccia all’uomo spietata: correntisti (soprattutto anziani) venivano raggiunti in case di cura o ospedali, incontrati casualmente fuori da scuola e invitati ad andare in banca, o chiamati uno per uno”.

Dice che in banca tutti sapevano che le obbligazioni subordinate avrebbero “rovinato” chi le avesse sottoscritte, ma questo non fermava la “caccia” al cliente. Non la fermò nemmeno il commissariamento dell’istituto da parte della Banca d’Italia, il 10 febbraio del 2015. Da quella data non solo non si è smesso di vendere le obbligazioni subordinate, ma, dice il direttore a Repubblica, “è successo qualcosa di ancora più vergognoso”:

“Verso giugno 2015 i commissari di Etruria si accorsero dei Mifid taroccati, mandarono lettere ai clienti di questo tenore”. (Il direttore mostra la lettera datata 30 giugno 2015). “Gentile cliente, con la presente vogliamo comunicarle che, sulla base delle informazioni da lei fornite nel questionario Mifid il suo portafoglio risulta non adeguato al suo livello di conoscenza ed esperienza finanziaria. La invitiamo a mettersi in contatto con la sua filiale e il suo gestore per verificare la coerenza delle informazioni rese per valutare eventuali interventi al suo portafoglio”.

Eppure, come ha chiarito lo stesso direttore a Federica Angeli, il questionario Mifid, che avrebbe dovuto valutare quanto il cliente sapesse di cose finanziarie e quale fosse il suo profilo di rischio,

“nel 95% dei casi veniva compilato dagli impiegati di banca. Partiamo da un presupposto: i risparmiatori interessati non lo vedevano neanche. Si trattava soprattutto di persone con una scolarità finanziaria pari allo zero a cui noi professionisti del settore eravamo obbligati a spiegare tutto. Invece questo non avveniva. Moltissimi di loro non sapevano neanche cosa stavano firmando”.

Quando i risparmiatori ricevevano quelle lettere andavano in banca, ma qui

“nella stragrande maggioranza dei casi è successo che i dipendenti dicessero che era una pura formalità e facevano rifirmare lo stesso prodotto, però con la dicitura “alto rischio”, senza che il cliente sapesse nulla. È stato allora che ho detto a molti dei miei clienti di rivolgersi ad una associazione di consumatori seria prima che fosse troppo tardi”.

Lui, il direttore di Banca intervistato da Repubblica, sostiene di aver

“cercato di salvare quanti più correntisti ho potuto, invitavo i miei clienti a rivolgersi ad associazioni di consumatori per saperne di più. Non potevo dire loro la verità, avrei rischiato il posto di lavoro, ma che le obbligazioni subordinate fossero un prodotto che avrebbe rovinato solo e soltanto i clienti lo sapevamo tutti. I dipendenti ricevevano premi in soldi sul rendimento settimanale”.

Come venissero offerti questi prodotti, è sempre il bancario a spiegarlo:

“Con correntisti e piccole e medie imprese operavamo così: proponevamo le obbligazioni subordinate a tutti dichiarando un rischio zero. A chi invece ci chiedeva un mutuo lo concedevamo maggiorato con l’obbligo di acquistare questi titoli. Oggi le piccole e medie imprese a fronte del mutuo a garanzia con quei titoli hanno perso tutto”.