Bante, Maria, Boncompagni, Ludovisi: non sono quattro, è un solo nobile, forse nazista

Pubblicato il 22 Marzo 2010 16:27 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 16:27

L’accusa è di aver  dato della “sporca ebrea” a una commerciante e di averle detto «dovresti andare di nuovo ai forni». Ora un principe romano, Bante Maria Boncompagni Ludovisi, è imputato in un processo per ingiuria con l’aggravante dell’odio razziale. Come diceva Totò, “Signori si nasce”…

La scena risale al 7 maggio 2007. Quel giorno il principe accompagna la moglie a via della Croce, nel centro di Roma, per comprare un borsa. Entra in un negozio, si guarda intorno e, secondo l’accusa, il nobile inizia a dire «queste borse assomigliano a quelle di Hermes, che è un marchio di sporchi ebrei e fanno le borse con la pelle dei bambini palestinesi…sporca ebrea dovresti andare di nuovo ai forni, troppo poco quello che vi hanno fatto».

Ma la situazione allucinante non è ancora finita e di lì a poco Boncompagni Ludovisi dimostra ulteriormente di essere quanto di più distante ci possa essere da un uomo “principesco”, nella sua accezione più ampia. Secondo l’accusa, infatti, il principe accompagna le offese razziste con sputi indirizzati alla commerciante, al figlio e a un bussolotto per donazioni su cui è disegnata la stella di David. Poi passa ad attaccare il marito della commerciante: «Sporco ebreo di merda, mi fate schifo, dovete riandare nei forni, assassini».

A questo punto attorno al negozio si è ormai formato un capannello di gente. Il principe la vede e inizia a fare gestacci e linguacce. Tra la gente Giuseppe Nepi, che ha uno zio ebreo scampato ad Auschwitz, non ce la fa più e reagisce. Rivolto al principe urla: «Testa di ca… Sei un arabo… fallo a quella tr… di tua moglie» e poi lo minaccia di morte. Risultato? Anche lui è imputato per ingiuria con l’aggravante dell’odio razziale.

La verità di come sono andate esattamente le cose la si avrà, forse, alla fine del processo. Per ora la scena sembra catapultarci indietro nel tempo, almeno fino agli anni’30, quando in Italia c’era il fascismo e le prime leggi razziali. Eppure, secondo l’accusa, tutto questo è avvenuto ai giorni nostri, nel centro di Roma e l’autore è una persona “insospettabile” come un principe con un triplo cognome.