Bari vecchia, la “guerra delle orecchiette” in prima pagina sul New York Times

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2019 11:21 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2019 11:59
Bari vecchia, la "guerra delle orecchiette" in prima pagina sul New York Times

La prima pagina del New York Times (Ansa)

BARI  –  Le orecchiette pugliesi finiscono sulla prima pagina dell’edizione internazionale del New York Times. “In Italia, il crimine della pasta”, è il titolo del reportage firmato da Jason Horowitz, che riferisce della norme amministrative che rischiano di uccidere la tradizione centenaria delle pastaie dell’Arco Basso, da tempo un’attrazione per i turisti perché lavorano per le viuzze del Borgo antico dove espongono telai e tavolieri con la pasta fresca.

Lo scontro riguarda la vendita delle orecchiette che avviene da sempre senza scontrino, senza indicare gli ingredienti e senza che la merce sia tracciabile. Un ristoratore che aveva acquistato le orecchiette è stato infatti multato durante un controllo, le orecchiette sequestrate, e questo ha scatenato la protesta delle pastaie.

L’articolo cerca anche di definire al meglio il contesto in cui è nata la “guerra delle orecchiette”: “Fino a 20 anni fa Bari vecchia era nota come la città delle rapine, una zona proibita governata da clan criminali – scrive Horowitz sul New York Times– Il furto ha una lunga tradizione qui. Nel 1087 i marinai baresi in cerca di un’attrazione da pellegrinaggio rubarono dall’attuale Turchia le ossa di san Nicola, il modello per Babbo Natale e oggi uno dei patroni di Bari (e patrono, fra le altre cose, dei ladri)”.

Adesso il sequestro avrebbe spaventato Bari vecchia: “Le donne non guadagnano molto e temono di dover indossare cuffiette, fare ricevute e pagare le tasse”. Horowitz riporta poi le parole di una pastaia, Nunzia Caputo: “Dobbiamo trasmettere questi valori alle prossime generazioni, dovrebbero aiutarci a tramandare questa tradizione, non sterminarle, dovrebbe essere insegnata a scuola. Ci sono bambini che parlano due, tre lingue, ma che non sanno fare questo”. (Fonti: Ansa, The New York Times)