Barilla, mai spot con i gay. Ikea e Buitoni: noi si

di Daniela Lauria
Pubblicato il 26 settembre 2013 19:26 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 19:36
Barilla, mai spot con i gay. Ikea e Buitoni: noi si

Guido Barilla

ROMA – “Mai spot con i gay”: Guido Barilla l’ha detta proprio grossa. Le esternazioni del patron dell’azienda leader della pasta hanno scatenato un putiferio: gli sono piovute addosso critiche da ogni dove, come era prevedibile. In prima fila le associazioni Lgbt che tutte in coro hanno gridato indignate: “Non compriamo più i suoi prodotti, faccia le sue campagne con Giovanardi”. Nel giro di 24 ore su Twitter è montata l’idea del boicottaggio. E persino le concorrenti Buitoni e Garofalo si sono fatte avanti, cavalcando l’onda del risentimento insieme a Ikea: “A casa nostra c’è posto per tutti”. Alla fine il signor Barilla si è scusato: “Non volevo offendere nessuno”. Eppure era stato piuttosto chiaro a lasciare intendere che dove c’è Barilla (non) c’è casa (per i gay).

L’antefatto. Guido Barilla ha fatto il suo sfortunato exploit a La Zanzara, la trasmissione radiofonica condotta da Beppe Cruciani su Radio24. Tema: Pubblicità e donne che sparecchiano, nutrono servono in tavola mariti e bambini. Argomento caldo che prendeva spunto da un’altra polemica, sollevata nei giorni scorsi dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, sulle mamme che servono la colazione in tavola negli spot Tv. “Uno stereotipo che bisogna abbattere”, secondo Boldrini. E chi meglio di Guido Barilla poteva controbattere ad una simile presa di posizione?

“La pubblicità è una cosa molto seria – ha risposto l’imprenditore – e va discussa in genere da persone che ne capiscono di pubblicità. Laura Boldrini non capisce bene che ruolo svolge la donna nella pubblicità. E’ madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo. E’ una fondamentale persona per la pubblicità, non solo italiana”. E fin qui, la posizione forse opinabile, resta comunque sul professionale.

Poi però si è lasciato andare un po’ troppo: “Non metterei mai in una nostra pubblicità una famiglia gay, perché noi siamo per la famiglia tradizionale”.

Errore da principiante per il presidente di un prodotto così fortemente brandizzato e votato alla sacralità del marketing. Forse. Oppure provocazione strategica. Tant’è che lo stesso Barilla propone: “Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri”.

E non è un caso se il mondo gay, e non solo, l’abbia preso in parola. E’ Aurelio Mancuso, di Equality Italia, a proporre l’utilizzo della leva economica: “Nessuno ha mai chiesto alla Barilla di fare spot con le famiglie gay, è evidente che si è voluta lanciare una offensiva provocazione per far sapere che si è infastiditi dalla concreta presenza sociale, che è anche un segmento importante di consumatori. Raccogliendo l’invito del proprietario della Barilla a non mangiare la sua pasta, rilanciamo con una campagna di boicottaggio di tutti i suoi prodotti. Per intanto è già partito su Twitter l’hastag #boicottabarilla.

“Dopo le dichiarazioni di Guido Barilla ci chiediamo se dovesse scegliere come testimonial tra Obama e Giovanardi chi sceglierebbe – scrive Fabrizio Marrazzo, presidente di Gay Center – Il primo è a favore dei matrimoni gay, il secondo è un omofobo. Alla Barilla scegliere le strategie di comunicazione migliori”.

Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, si unisce: “Tra i tanti tipi di omofobia ci mancava quella alimentare. Ci ha pensato Guido Barilla a colmare il vuoto invitando addirittura a boicottare il marchio se al gentile pubblico non piace la sua politica familista basata sugli spot zuccherosi che rappresentano una famigliola sempre felice e senza macchia, rigorosamente etero”.

Le polemiche suscitate dalle affermazioni di Guido Barilla approdano anche nell’Aula della Camera, quando al termine della seduta chiedono di intervenire i deputati Alessandro Zan,di Sel, e Ivan Scalfarotto, del Pd. E per poco non si è sfiorata la rissa.

“Ho saputo che Barilla si è scusato, speriamo – afferma il primo – che questo porti anche chi ricopre un ruolo pubblico così importante ad essere molto più attento nelle dichiarazioni”. Scalfarotto parla invece di parole con un effetto “potenzialmente devastante per la sua azienda”, perché potrebbero “convincere investitori istituzionali a non investire in quell’azienda”.

E proprio durante l’intervento di Zen alla Camera si è scatenata la bagarre. Il leghista Gianluca Buonanno ha tirato fuori un finocchio dalla borsa e lo ha messo in bella mostra sul suo banco. Toni Matarrelli, di Sel, si è recato al banco della presidenza per chiedere di rimuovere l’ortaggio. Ma Buonanno gli è corso incontro e tra i due si è quasi sfiorata la rissa. Tanto che sono dovuti gli assistenti parlamentari, a tenerli separati. Poi Buonanno è corso fuori dall’Aula inseguito da un commesso per poi rientrare tornando alla carica alla ricerca di Matarrelli. Lo scontro fortunatamente è stato evitato.

Immancabile infine, l’intervento di Anna Paola Concia che si aggancia alla catena dell’ironia scatenatasi su Twitter: ”Achtung Achtung!!! chi mangia pasta barilla diventa gay, digli di smettere #boicottabarilla (diffondete in tutte le lingue del mondo)!!”