Basaluzzo, uccise il marito che la picchiava: dimezzata la pena in appello

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Gennaio 2020 20:35 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2020 20:35
Basaluzzo, uccise il marito che la picchiava: dimezzata la pena in appello

Basaluzzo, uccise il marito che la picchiava: pena dimezzata alla moglie (Foto archivio Ansa)

ALESSANDRIA – Da vittima si è fatta carnefice per sfuggire a continue angherie e violenze. Per questo i giudici della Corte d’Appello di Torino hanno dimezzato, da 30 a 16 anni, la pena inflitta in primo grado ad Ana Fernando Nhare, 66enne originaria del Mozambico, che tre anni fa uccise il marito, Walter Corradini, di 69 anni, a Basaluzzo, in provincia di Alessandria.

I giudici d’appello hanno escluso la premeditazione e riconosciuto le attenuanti generiche ricostruendo il calvario della donna che per 25 anni ha subito botte, insulti e umiliazioni. Corradini – è il profilo emerso nel dibattimento – era un violento. Usciva di casa, andava al bar, beveva, rientrava, picchiava la moglie. La prendeva a calci e a pugni. La minacciava. La insultava con frasi razziste. Violenze fisiche e morali continue. Pugni, ceffoni. Anche davanti al figlio. In un’occasione l’uomo, al culmine di una lite, era arrivato a spaccarle una gruccia in testa. In un’altra le aveva rotto tutti i denti. In un’altra ancora, nel 2010, aveva tentato di avvelenarla con il mercurio.

Ana prima era finita in ospedale, poi aveva sporto denuncia ai carabinieri. Il marito era stato portato sul banco degli imputati e il processo si era concluso con la sua assoluzione. In carcere, sette anni dopo, c’è finita lei. La mattina di Ferragosto 2017 ha ucciso il coniuge in bagno, colpendolo con una decina di coltellate. Ai carabinieri ha confessato subito: “Sono stata io”. Il suo difensore, l’avvocato Caterina Biafora, ha sempre parlato di “legittima difesa. Una tesi – spiega – che confido venga finalmente accolta in Cassazione”. Ana era “intrappolata in un matrimonio opprimente e claustrofobico. Per anni – ha detto l’avvocato – è stata in balia di un marito che la picchiava. E che, a suon di botte, l’ha resa sorda da un orecchio. L’omicidio? Sarebbe avvenuto dopo che la donna aveva assistito a un’esplosione di violenza del marito nei confronti del figlio. Un ragazzo fragile e indifeso, che la madre ha sempre cercato di tutelare”.

Ana ha confessato, ma non si è mai pentita. Quelle violenze, quegli insulti le avevano reso la vita un inferno. A lei e a suo figlio. Impensabile subire ancora. Nel 2017 il raptus di liberazione. Poi il carcere e l’inevitabile confronto con la giustizia. Dopo la decisione della Corte d’Appello, Ana ha detto al suo avvocato: “Finalmente posso tornare a sorridere”.

Fonte: Ansa