Base jihadista in Veneto: 5 immigrati indagati per terrorismo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 agosto 2014 14:12 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2014 17:39
Base jihadista in Veneto: 5 indagati per terrorismo

Base jihadista in Veneto: 5 indagati per terrorismo

VENEZIA – Un base jihadista sarebbe stata scoperta in Veneto. Sono 5 le persone indagate per terrorismo dalla Procura di Venezia. Si tratta di 5 immigrati che avrebbero avuto il ruolo di reclutatori di aspiranti jihadisti nella provincia di Padova e da inviare in Siria.

L’ipotesi investigativa è che almeno alcuni di questi cinque abbiano svolto attività di reclutamento di persone, immigrati  e non solo, interessate a raggiungere la Siria o l’Iraq, per prendere parte alla ‘guerra santa‘ condotta dalle formazioni estremiste.

Gli indagati sono 5, ma i sospettati sono circa 30. Il reato contestato ai 5 indagati è il 270bis, l’articolo del codice penale che punisce le associazioni eversive.

5 x 1000

Le indagini sarebbero legate alla vicenda di Ismar Mesinovic, il bosniaco residente nel bellunese morto in Siria all’inizio dell’anno in combattimento dopo aver aderito alla Jihad. I 5 indagati sarebbero tutti originari dei Balcani.

Alla conclusione che Mesinovic sia morto in Siria, ad Aleppo, gli investigatori sono giunti attraverso delle foto, circolate anche sul web, che lo vedono esanime a terra, in condizioni che fanno presumere che sia stato ucciso, anche se non è possibile dire in che circostanze. L’ipotesi più accreditata è che il giovane bosniaco, fervente musulmano, si sia radicalizzato ed abbia aderito alla jihad, andando a combattere al fianco degli insorti contro Assad.

L’uomo si è sposato in Italia nel 2011 (a Ponte delle Alpi, da dove si è poi trasferito a Longarone) con una donna originaria di Cuba, da cui si è poi separato, tenendo con se’ il figlioletto. Del bambino, però, ora si sono perse le tracce. Non è noto, in particolare, se lo abbia portato in Siria o se si trovi da qualche parte in Bosnia, dove l’uomo era andato a trovare dei parenti nel dicembre dell’anno scorso. Alcuni familiari di Mesinovic, residenti in Germania, hanno detto agli inquirenti di non sapere niente nè sui motivi per cui il loro congiunto si sia recato in Siria, nè sulle sorti del figlio.

Neanche la ex moglie, che risiede a Belluno, ha saputo fornire notizie utili. La donna non ha voluto convertirsi all’Islam e proprio questa sarebbe la causa della separazione. Mesinovic, descritto da chi lo conosceva come una persona tranquilla, un lavoratore, sarebbe arrivato a picchiare la moglie proprio per la sua ritrosia ad aderire ai principi islamici, al punto che la donna è andata via di casa. Sull’intera vicenda stanno indagando da mesi i carabinieri del Ros, che si sono anche subito concentrati sugli ambienti frequentati dal giovane, a cominciare dal centro islamico dove andava a pregare, sulle persone che conosceva e che potrebbero averlo aiutato nel raggiungere la Siria.

I cinque indagati, scrive l’Ansa, gravitavano appunto nello stesso ambito: scopo delle indagini è anche quello di stabilire se pure loro si siano convertiti al fondamentalismo e intendessero seguire lo stesso percorso di Mesinovic, oppure se abbiano avuto un ruolo nella radicalizzazione dell’uomo, fino a spingerlo ad andare a combattere in Siria.

Repubblica spiega:

“Dopo una serie di tappe intermedie, che servono a far perdere le loro tracce, i futuri jihadisti finiscono nei campi di addestramento, ultimo approdo prima di imbracciare le armi e combattere per la costituzione di uno Stato islamico. Secondo i servizi segreti sono cinquanta gli italiani – in genere di origini arabe, ma anche slavi e africani – che avrebbero sposato la causa della jihad e che ora combatterebbero in Siria. Si contano sulle dita di una mano, invece, i veneti che sarebbero direttamente collegati alla Guerra Santa, per aver fatto parte di milizie o per aver dato la propria disponibilità a partire. Uno dei centri di reclutamento indicato dall’intelligence è Padova”.

Dopo l’allerta terrorismo lanciata nei giorni scorsi dal Ministero dell’Interno, si era intensificata in Veneto l’attività di intelligence sui centri islamici e sui soggetti considerati pericolosamente vicini al fondamentalismo.