Basilica San Marco, pericolo: il sale si mangia le colonne di marmo

di Alessandro Avico
Pubblicato il 14 Novembre 2019 12:30 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2019 12:41
Basilica San Marco, pericolo: il sale si mangia le colonne di marmo

La basilica di San Marco allagata dopo la super marea di martedì (Foto Ansa)

VENEZIA – Il sale contenuto nell’acqua del mare si mangia le colonne di marmo della Basilica di San Marco a Venezia. Dopo le ondate di alta marea la città fa il conto dei danni, soprattutto quelli al patrimonio artistico. La salsedine infatti disgrega sempre più la materia delle colonne. Marmi tipo il rosso Verona o il verde antico ne soffrono. Insomma, con l’acqua i marmi si gonfiano, asciugandosi si restringono, e i danni si vedranno per forza di cose.

“Un’apocalisse”, la definisce Pierpaolo Campostrini, procuratore della Basilica: “Siamo stati a un pelo dal dissesto, con problemi statici alle colonne“. Alla prima sirena l’acqua alta era a 145 centimetri, poi 160, 170 e 180. Troppa acqua salata nella Basilica, troppa soprattutto da far andare via velocemente.

Dentro il sotterraneo della Basilica, che anni fa venne impermeabilizzato per evitare altri danni dopo l'”Aqua Granda” del 1966, l’acqua è salita fino a un metro e 20 centimetri. Danni tutto sommato limitati, perché all’interno della cripta non vengono solitamente custoditi oggetti preziosi. Ma per la costruzione medievale l’acqua rappresenta un pericolo perché appunto può dare problemi statici alle colonne.

L’acqua è entrata allagando tutto il pavimento delle navate. “Resta il danno invisibile – ha ribadito Capostrini – che è in via di valutazione, quello delle infiltrazioni e della risalita dell’acqua lungo le pareti. Siamo stanchi e arrabbiati”.
Un concetto ribadito anche dal Primo Procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin: “E’stata un’amara sorpresa – ha commentato – e questa volta l’acqua non è arrivata dal pavimento ma dalle finestre. Fortunatamente abbiamo portato in pochissimo tempo altre pompe idrovore in aggiunta a quelle esistenti, per cui in meno di 24 ore l’abbiamo messa all’asciutto. Però i danni rimangono, perché in queste 20 ore circa la capacità di assorbimento dei pavimenti e delle pareti è drammatica. La verificheremo nei tempi – ha chiosato – speriamo non sia così come temiamo”.

Il timore è sempre quello del silenzioso e persistente assorbimento dell’acqua da parte dei pavimenti e su per le pareti e le colonne, fino a rischiare di intaccare i preziosi mosaici d’oro delle volte e delle absidi. (Fonte: Corriere della Sera).