Beatrice Inguì, odio social anche sulla ragazza travolta dal treno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 aprile 2018 9:55 | Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2018 9:55
Beatrice Inguì, odio social anche sulla ragazza travolta dal treno

Beatrice Inguì, odio social anche sulla ragazza travolta dal treno

ROMA – Il sospetto che la povera Beatrice Inguì non sia stata travolta da un treno in corsa per un fatale accidente, ma che invece si sia lasciata andare per farla finita con una vita che aveva smesso di amare, si fa sempre più fondato.

La quindicenne travolta da un treno in corsa alla stazione di Porta Susa a Torino soffriva del fatto di essere sovrappeso, nelle pagine del suo diario aveva affidato tutta la sua frustrazione, un addio e le scuse ai suoi genitori sembrano non lasciare dubbi.

Purtroppo, e proprio perché il suicido è l’ipotesi più accreditata, si devono registrare le solite quanto aberranti reazioni di odio sui social network, un distillato di crudeltà mentale e umorismo degenerato. Una coetanea di Beatrice, per esempio, una certa Maciej Mattia S., chissà a quali sorgenti di cattiveria attinge le sue riflessioni: “Questo (incidente ndr) dimostra che i ciccioni preferiscono morire piuttosto che dimagrire”.

Il post è contenuto sulla pagina Facebook di “Giente Honesta”, community online con 55mila follower. In questa pagina sembra obbligatorio inserire post dissacranti e sarcastici su quanto avviene nel mondo. “Sono troppo honesta se penso che questa ragazzina abbia avuto dei genitori di m.? Pareri”, dice uno, e il pensiero corre a una mamma e a un papà straziati da un dolore senza rimedi, insultati gratis e per gioco.

«Abbiamo tutti una brutta persona dentro». A cui un altro follower di nome, Bruno T., universitario di Brescia, aggiunge: «alcuni anche più di una» solleticando la metafora dei chili di troppo. Sulla bacheca del gruppo web ad accesso riservato, fondato nel 2015 da Mirko Bortolotto, 24enne di Conegliano, le risate maleducate si mischiano alle richieste di evitare le ironie su una morte così atroce. (Paolo Cocorese, Corriere della Sera)