Due “mezzi” attentati, un agente di scorta: Belpietro e D’Ambrosio, quante coincidenze

Pubblicato il 2 Ottobre 2010 15:43 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2010 15:43

Maurizio Belpietro

30 settembre 2010. Alessandro N., agente di polizia di scorta al direttore di Libero Maurizio Belpietro, dopo aver accompagnato a casa il suo “protetto” sorprende un uomo sulle scale del palazzo. L’aggressore, tratti caucasici secondo l’identikit dell’agente, gli punta contro la pistola che fortunatamente si inceppa. A.N. lo insegue, spara tre colpi, ma l’uomo è veloce e riesce a fuggire.

14 aprile 1995. Uno dei pm del pool mani pulite, Gerardo D’Ambrosio, è tranquillamente in casa. Uno degli uomini della sua scorta vede dalla finestra un uomo che armeggia con un oggetto sospetto che ha tutta l’apparenza di un fucile. Piove, la visibilità non è buona: eppure A.N., lo stesso agente di Belpietro, si precipita fuori e lo insegue. Stavolta non c’è neppure bisogno di aprire il fuoco: lo sconosciuto è già lontano.

Una coincidenza che lascia riflettere. Un agente di scorta eroe per due volte nella stessa vita. Di curioso c’è anche il fatto che Alessandro  dopo aver sventato la presunta minaccia a D’Ambrosio venne promosso in squadra mobile. Promozione durata poco perché l’agente, dopo qualche anno, ha scelto di tornare a fare scorte. E a completare il festival delle coincidenze c’è che l’inchiesta, nel 2010 come nel 1995, finirà sul tavolo dello stesso magistrato, Ferdinando Pomarici.

D’Ambrosio lo ricorda come “uno che prendeva molto sul serio il suo lavoro” ma confessa, a distanza di 15 anni di non aver mai preso granchè sul serio la minaccia. Tre lustri, però, non hanno annebbiato i ricordi dell’allora Procuratore: “Ricordo che Alessandro citofonò e mi disse ”Procuratore non scenda resti su a casa: mi affacciai alla finestra del mio appartamento. Il mio palazzo affaccia su un pezzo di strada che dà su una asilo e vidi soltanto un uomo che parlava con una donna all’interno dell’asilo. Non vidi assolutamente nulla, non mi accorsi di nulla. Poi una volta in strada Alessandro, bagnato fradicio e in stato di alterazione, mi spiegò che aveva inseguito una persona proprio dentro l’asilo, un uomo armato di fucile che poi aveva saltato un muro ed era scappato su una moto guidata da un complice. Ma io non mi accorsi di nulla. So che l’indagine non approdò poi a nulla, credo che il fascicolo fu aperto dal collega Pomarici (lo stesso magistrato che ha il fascicolo sul presunto attentato a Belpietro, ndr) e se non sbaglio successivamente la vicenda fini’ a Brescia”.

”Quello che mi ha stupito – spiega D’Ambrosio – oltre alla coincidenza delle due vicende, è il fatto che Alessandro abbia sparato tre colpi di pistola e a meno che non abbia fatto fuoco a scopo intimidatorio, un professionista, con una calibro nove parabellum difficilmente non colpisce il bersaglio da quella distanza. Comunque aspettiamo l’esito delle indagini”. Nell’indagine sull’attentato a D’Ambrosio, ci finì poi anche quella persona che lo stesso magistrato vide dalla finestra della sua abitazione parlare con una donna nell’asilo. Una ipotesi investigativa e giornalistica lo descrisse come un complice che era sul luogo per distrarre eventuali testimoni. ”Quella persona che avevo visto – racconta l’ex capo del pool di Mani pulite – mi avvicino’ successivamente al supermercato, abitava nella mia zona. Era un signore distinto, gentile che con ironia lieve mi disse: ‘Permette che mi presenti dottor D’Ambrosio? Io sono la persona che secondo qualcuno avrebbe dovuto partecipare al suo omicidio…”’.