“Bergamini non si è suicidato”: riaperte le indagini sulla morte del calciatore

Pubblicato il 22 Maggio 2012 12:07 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2012 13:29

CATANZARO – Non fu un suicidio quello di Donato Denis Bergamini. E’ stata consegnata alla Procura di Castrovillari che ha riaperto le indagini nello scorso luglio, l’informativa finale del nucleo investigativo dei carabinieri sulla morte di Bergamini, il calciatore del Cosenza travolto da un camion il 18 novembre 1989 sulla statale 106 a Roseto Capo Spulico. Lo scrive la Gazzetta dello Sport.

Ad avvalorare la tesi del suicidio erano state, all’epoca, le testimonianze della fidanzata di Bergamini, che era insieme a lui quando mori’, e del camionista che era alla guida del mezzo carico di agrumi che avrebbe investito il calciatore, provocandone la morte. Nei mesi scorsi dall’indagine dei militari sono emersi elementi che hanno fatto vacillare la tesi del suicidio a favore di quella dell’omicidio, come da tempo sospettato dai familiari del calciatore originario di Boccaleone di Argenta (Ferrara).

Le indagini, adesso, si sono concentrate sul movente privato attraverso la ricostruzione degli ultimi mesi di vita del centrocampista. ”Tutto maledettamente complicato e difficile – e’ scritto nell’articolo del quotidiano sportivo – se le prove si cercano dopo 23 anni. ‘Se le stesse indagini fossero state condotte dopo l’incidente, l’ipotesi del suicidio sarebbe durata pochissimo’ confida una fonte vicina agli inquirenti”.

A tirare le fila dell’inchiesta sara’ il sostituto procuratore Maria Grazia Anastasia ”ma le carte in mano all’accusa – scrive la Gazzetta dello Sport – sembrano piu’ che sufficienti per procedere a delle incriminazioni”.