Berlusconi, meglio Boccassini di Ingroia… Processo Dell’Utri passa a Milano

Pubblicato il 26 settembre 2012 17:46 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2012 17:49
marcello dell'utri

Marcello Dell’Utri (Foto LaPresse)

ROMA – L’inchiesta sulla presunta estorsione di Marcello Dell’Utri ai danni di Silvio Berlusconi passa dalla procura di Palermo a quella di Milano, ovvero “dalle mani” di Antonio Ingroia in quelle di Ilda Boccassini. A deciderlo è stata la Cassazione, su richiesta dei difensori di Berlusconi, che forse preferisce la sua “acerrima nemica” Boccassini piuttosto che Ingroia.

Delle indagini, dunque, si occuperà il dipartimento guidato da Boccassini, già titolare del procedimento sul caso Ruby a carico di Berlusconi e che in passato ha seguito le inchieste Sme e Lodo/Imi-Sir, nelle quali tra gli imputati figurava il leader del Pdl Silvio Berlusconi (prosciolto poi in Cassazione).

La procura della Cassazione ha deciso di spostare il processo, accogliendo la richiesta dei legali di Silvio Berlusconi e le indicazioni del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.  Il Pg di Cassazione ha ritenuto che la competenza territoriale sull’inchiesta fosse della Procura milanese, e non dei Pm di Palermo perché la presunta estorsione si sarebbe “perfezionata” a Milano.

“Allo stato delle indagini tutti i bonifici risultano essere pervenuti sui conto correnti accesi da Dell’Utri presso banche di Milano, eccetto due”. Questo è uno dei passaggi chiave del provvedimento con il quale la Procura generale della Corte di Cassazione ha trasferito la competenza del processo a Milano. Nel provvedimento lungo 4 pagine, il sostituto procuratore generale Aurelio Galasso fa anche riferimento al parere espresso nei giorni scorsi dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso secondo cui la competenza sarebbe del pm di Milano.

“Il richiamo da parte del pm della sentenza di condanna di Dell’Utri non appare rilevante ai fini di una eventuale competenza per connessione -scrive il magistrato- come rilevato dal procuratore nazionale non vi è coincidenza temporale tra le vicende, dal momento che la responsabilitá penale di Dell’Utri è stata affermata fino al 1992 mentre i fatti per cui si procede sono tutti successivi. Inoltre i due procedimenti si trovano in diverse fasi procedimentali sicchè nessuna connessione è ipotizzabile”. Il magistrato fa riferiimento al processo a carico di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione il processo a Dell’Utri per mafia è tornato davanti alla Corte d’Appello di Palermo.

Il provvedimento della Procura generale, che non è impugnabile, mette in discussione i punti principali della linea dei magistrati siciliani che avevano già respinto l’eccezione di incompetenza presentata dai legali di Berlusconi, Nicolò Ghedini e Piero Longo, e avevano svolto diversi atti istruttori. Oltre ad avere sentito Berlusconi come ”parte offesa” e la figlia Marina come teste, avevano chiesto una rogatoria con la Repubblica di Santo Domingo. Proprio in una banca del paese centroamericano erano finiti i 20 milioni di euro versati dal cavaliere a Dell’Utri il giorno prima della sentenza della Cassazione nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa in cui e’ imputato il senatore del Pdl. I 20 milioni costituiscono, ufficialmente, il pagamento per la compravendita della villa di Dell’Utri sul lago di Como. Per i pm siciliani il valore dell’immobile sarebbe stato ”gonfiato” per mascherare un altro episodio di estorsione. La somma è stata versata su un conto aperto presso la Banca popolare di Sondrio ma è stata subito dirottata nel conto dominicano dalla moglie di Dell’Utri, Miranda Ratti, pure indagata.

Attraverso la rogatoria i pm palermitani avrebbero voluto accertare non solo le modalità del passaggio di denaro ma anche la destinazione finale del denaro: l’ipotesi investigativa è che, attraverso la mediazione di Dell’Utri, anche quei soldi siano finiti almeno in parte alla mafia. Sarebbe cosi’ confermato il ruolo di ”mediatore” tra Cosa nostra e Berlusconi che anche la Cassazione, con la sentenza che ha disposto un nuovo processo d’appello, ha attribuito al senatore del Pdl. Le motivazioni di questa sentenza vengono richiamate dai pm di Palermo per sostenere la propria competenza. Ma ora il pg della Cassazione sostiene che quel verdetto ”non appare rilevante ai fini di una eventuale competenza per connessione”. In quel processo la responsabilita’ di Dell’Utri viene affermata fino al 1992 ”mentre i fatti per cui si procede sono successivi”. Oltretutto, sottolinea ancora il pg, le due vicende giudiziarie si trovano in ”fasi procedimentali diverse”. Non è quindi ipotizzabile alcuna connessione.

L’unico punto che la Procura generale della Cassazione condivide con i magistrati di Palermo è la contestazione a Dell’Utri dell’aggravante di avere favorito la mafia.

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