Corte Costituzionale: “Ruby, pm obbligati a indagare su Berlusconi”

Pubblicato il 12 Aprile 2012 17:09 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2012 17:33

Silvio Berlusconi (Foto Lapresse)

ROMA – Quando, nel maggio del 2010, si iniziò a indagare sulle presunte pressioni di Berlusconi per far rilasciare la minorenne Ruby, non solo la procura milanese era tenuta a indagare. Era “costituzionalmente obbligata”, senza che fosse tenuta a trasmettere gli atti al tribunale dei ministri. Così la Corte costituzionale ha motivato la sentenza con cui ha bocciato nel merito il conflitto sollevato dalla Camera. La Camera aveva sollevato il conflitto lamentando che non trasmettendo al tribunale dei ministri gli atti del procedimento che vede Berlusconi accusato di concussione (per la ormai famosa telefonata alla Questura di Milano in cui chiese il rilascio di Ruby, fermata per un furto, sostenendo che fosse la nipote di Mubarak), prima i pm e poi il gip di Milano, avevano leso le sue prerogative costituzionali. E questo perché le avrebbero impedito di valutare la natura ministeriale del reato contestato all’allora premier ed eventualmente di negare l’autorizzazione a procedere.

Una tesi respinta dalla Consulta che nelle 41 pagine di motivazione (redattore della sentenza il giudice Giuseppe Teasuro) boccia anche l’argomentazione della Camera, secondo cui i magistrati avrebbero dovuto per lo meno avvertirla del procedimento a carico di Berlusconi. Quando si tratta di un reato comune, scrive al riguardo la Corte, ”in difetto di una norma espressa, il Parlamento non ha titolo per pretendere che l’azione del potere giudiziario sia aggravata da un ulteriore adempimento”.